Il pomeriggio al Roland Garros si è chiuso con un epilogo inaspettato: Matteo Arnaldi ha dichiarato forfait prima dell’inizio della semifinale contro Flavio Cobolli a causa di un malore intestinale riconducibile a un virus. Il ritiro ha annullato quello che sarebbe stato il primo derby italiano in una semifinale di uno Slam, consegnando a Cobolli il pass per la finale contro Sascha Zverev.
La decisione di Arnaldi è stata presa dopo una notte difficile: sintomi gastrointestinali, vomito e debolezza che hanno reso impossibile anche un allenamento di rifinitura. Entrambi i giocatori hanno poi partecipato alla conferenza stampa con emozioni contrastanti: Arnaldi amareggiato e Cobolli diviso tra gioia per la finale e preoccupazione per il collega.
Il percorso di Arnaldi: scalata di ranking e premio economico
Il cammino di Matteo Arnaldi a Parigi resta però uno dei protagonisti del torneo. Partito dal numero 104 del mondo, ha guadagnato più di 70 posizioni grazie a risultati di prestigio, tra cui la vittoria su Stefanos Tsitsipas e il match maratona contro Frances Tiafoe. L’accesso alla semifinale gli ha garantito un premio di 750.000 euro un salto economico notevole rispetto ai guadagni abituali nei Challenger.
Record di ore in campo e resilienza
La tenuta fisica di Arnaldi è stata messa a dura prova: complessivamente ha trascorso quasi 20 ore in campo per raggiungere le semifinali, un dato che lo rende il giocatore con più tempo di gioco prima di una semifinale nello storico dei tornei del Grande Slam. Queste ore di battaglia spiegano in parte la fatica e la suscettibilità a un malessere acuto che ha poi portato al ritiro.
Cobolli: la prima finale Slam e l’impatto sul ranking
Per Flavio Cobolli la semifinale mancata si trasforma in un traguardo storico: la prima finale in uno Slam. Con l’accesso all’ultimo atto, Cobolli si assicura l’ingresso tra i primi dieci del ranking ATP a partire da lunedì, con la prospettiva di salire fino al n.5 in caso di vittoria contro Zverev. Sul piano economico, al premio di semifinale si aggiungono i 1,4 milioni di euro destinati al finalista, cifra che testimonia la crescita dei montepremi dello Slam su terra battuta.
Stato di forma e punti di forza
La performance di Cobolli è stata caratterizzata da solidità al servizio e da un dritto incisivo, specialmente nelle fasi decisive contro avversari di alto livello come Felix Auger-Aliassime. In questo torneo ha perso soltanto due set, dimostrando regolarità e capacità di gestione dei momenti chiave, elementi che lo mettono in posizione favorevole per affrontare Sascha Zverev nella finale sul Philippe Chatrier.
Il contesto del derby mancato e i precedenti tra i due
Il derby avrebbe avuto un valore storico: mai prima d’ora due italiani si erano incontrati in una semifinale di uno Slam. I precedenti diretti tra i due raccontano di una rivalità equilibrata, con Arnaldi leggermente avanti nei confronti complessivi, ma con vittorie importanti di Cobolli in tabelloni rilevanti, incluso il Roland Garros dell’anno precedente. Il ritiro interrompe
In sala stampa Cobolli ha espresso sentimenti contrastanti: «Sono felice per la finale, ma triste per Matteo», mentre Arnaldi ha spiegato di aver provato a valutare ogni opzione prima di rinunciare perché «ogni volta che si alzava la testa gli veniva da vomitare e girava». Entrambe le dichiarazioni sottolineano come la scelta sia stata dettata dalla praticità e dalla salute più che da ragioni tattiche.
La presenza di un italiano in finale a Parigi rafforza un trend recente: l’Italia continua a trovare rappresentanti nei turni conclusivi dei major, contribuendo a una stagione del tennis azzurro ricca di soddisfazioni. Domani la finale tra Flavio Cobolli e Sascha Zverev assegnerà un titolo che può modificare ulteriormente il panorama del circuito, mentre Arnaldi tornerà a casa con un risultato che può segnare l’inizio di una nuova tappa nella sua carriera.



