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8 Giugno 2026

Fondi comuni in Italia: crescita, demografia e preferenze degli investitori

Scopri come sta cambiando il panorama degli investitori in fondi comuni in Italia. Dati aggiornati a fine 2026 rivelano una crescita significativa e nuove tendenze.

Fondi comuni in Italia: crescita, demografia e preferenze degli investitori

Nel 2026, il panorama degli investitori in fondi comuni in Italia ha mostrato una crescita significativa, con nuove tendenze che stanno ridefinendo il mercato. L’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comunicurato dall’Ufficio Studi di Assogestioni, ha raggiunto il traguardo dei 30 anni, diventando un punto di riferimento per il settore.

Fabio Melisso, Vicepresidente del Comitato Comunicazione di Assogestioni, ha sottolineato l’importanza dello studio: “L’Osservatorio si conferma un patrimonio informativo di grande valore per il dibattito sul risparmio delle famiglie italiane. È una base di analisi fondamentale per riflettere su dinamiche strutturali come longevità, demografia e sviluppo della silver economy.”

La crescita degli investitori in fondi comuni

I dati aggiornati a fine 2026 mostrano che 12,4 milioni di italiani investono in fondi comuni, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. Il tasso di partecipazione è salito dal 19,7% al 21%, con una distribuzione quasi equa tra uomini (53%) e donne (47%).

Il valore totale investito dalle famiglie italiane ha raggiunto i 679 miliardi di euro, con un investimento medio di 55.000 euro. Tuttavia, questo importo varia in base alla tipologia di prodotto: più basso per i fondi italiani (37.000 euro) e più alto per i fondi esteri (59.000 euro).

La demografia degli investitori

L’età media del sottoscrittore italiano è di 61 anni, con le generazioni di Boomers, Silent e Greatest Generation che rappresentano il 52% del totale. Tuttavia, c’è un incremento significativo tra i più giovani: la Generazione Z e i Millennials rappresentano ora il 18% dei sottoscrittori, con un aumento del 3% rispetto all’anno precedente.

“Il dato positivo arriva da Generazione Z e Millennials che oggi rappresentano il 18% dei sottoscrittori, con un incremento del 3% rispetto alla rilevazione precedente. La sottorappresentazione dei più giovani si sta attenuando”, ha spiegato Riccardo Morassut, Senior Research Analyst di Assogestioni.

Il confronto europeo e le preferenze degli investitori

L’Italia è il secondo più grande mercato retail dell’Area Euro per quanto riguarda i fondi comuni, dietro solo alla Germania. Il patrimonio totale in fondi delle famiglie dell’Eurozona è pari a 4.199 miliardi di euro, di cui 902 miliardi localizzati in Italia.

“Nell’Area Euro l’investimento in fondi rappresenta il 13% delle attività finanziarie delle famiglie. Il dato italiano è pari invece al 17%, al di sopra della media europea. Con 902 miliardi di euro di patrimonio, l’Italia rappresenta il 21% del mercato europeo retail dei fondi”, ha commentato Morassut.

Per quanto riguarda le preferenze di investimento, il canale bancario continua a dominare la distribuzione dei fondi italiani (95%), mentre per i fondi esteri cresce il peso delle reti di consulenti finanziari (47% per i fondi cross-border).

Le scelte di investimento

L’asset allocation evidenzia una propensione ancora molto forte per gli investimenti obbligazionari (56%), seguita dalle azioni (38%). Nei fondi italiani dominano le obbligazioni (70%), mentre nei fondi esteri, solitamente acquistati da una clientela più sofisticata, cresce il peso delle azioni che diventano prevalenti nei fondi cross-border (57%).

“Gen Z e Millennials sono più propensi a investire in azioni e detengono, rispettivamente, il 29% e il 31% di equity in portafoglio, contro il 25% dei Boomers. Tuttavia, queste percentuali sono ancora contenute. Gli investitori americani appartenenti alle stesse fasce di età investono fino all’80-90% in azioni”, ha affermato Morassut.

La geografia del risparmio

La partecipazione agli investimenti in fondi comuni è più alta nel Nord Italia, dove risiede il 64% dei sottoscrittori e dove si colloca il 68% dello stock investito. La classifica regionale basata sul tasso di partecipazione vede sul podio l’Emilia-Romagna (33,1%), il Piemonte (29,7%) e la Lombardia (29,2%).

“Gli stock sono in media più elevati rispetto al 2026, grazie anche al buon andamento dei mercati. L’Osservatorio conferma il grande potenziale di sviluppo al Sud e nelle Isole, dove la quota di liquidità nei portafogli resta ancora elevata”, ha precisato Morassut.

In conclusione, l’Osservatorio di Assogestioni si è evoluto sensibilmente anche dal punto di vista tecnico, diventando un unicum a livello mondiale per ampiezza, profondità e continuità storica. “Il suo tratto distintivo è che non si tratta di un’indagine campionaria, ma di un vero censimento dei sottoscrittori di fondi comuni in Italia, costruito su una base dati molto rappresentativa, costantemente affinata e rigorosamente anonima”, ha concluso Alessandro Rota, Direttore dell’Ufficio Studi.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.