Il programma di finanza pubblica per il 2026 è ancora avvolto da notevoli indecisioni. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha indicato che l’approvazione finale del Documento programmatico di bilancio (DPB) dipenderà dal risultato della negoziazione con Bruxelles sulla clausola di salvaguardia. Nel frattempo, la proposta di riduzione dell’Irpef per la fascia di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro – tradizionalmente definita “ceto medio” – sembra sospesa, alimentando tensioni all’interno della maggioranza di governo.
Irpef per i ceti medi: la misura sotto tiro
In origine la manovra prevedeva di abbassare l’aliquota dal 43% al 33% per chi guadagna tra 50 e 60 mila euro, un beneficio che doveva tradursi in una riduzione dell’imposta annuale di circa 50.000 euro per famiglia. Recenti dichiarazioni di Antonio Tajani, vicepremier e capo di Forza Italia, hanno ribadito l’urgenza di mantenere il taglio, mentre la Lega ha espresso dubbi, chiedendo di privilegiare interventi per anziani e giovani. La mancanza di una copertura finanziaria definita rende difficile garantire la sostenibilità di quel potenziale sgravio.
Proposte alternative di sostegno
Il governo sta valutando altre iniziative: un bonus forfettario per spese sanitarie extra-SSN, la detassazione degli aumenti salariali derivanti da rinnovi contrattuali e, a lungo termine, l’estensione del regime forfettario a redditi fino a 100.000 euro. Tuttavia, per ciascuna di queste misure occorre l’autorizzazione europea, soprattutto per gli interventi che incidono sull’IVA o sul gettito complessivo.
Flessibilità europea e ricerca di coperture
Il Parlamento ha già approvato il Documento di finanza pubblica e l’Unione Europea ha messo a disposizione quasi 29 miliardi di flessibilità, di cui 28,8 miliardi destinati a energia e difesa tramite la clausola di salvaguardia. Il «verdetto» dell’Eurogruppo, previsto per il 9 novembre, potrebbe però ritardare il rispetto della scadenza del 20 ottobre per l’invio del DPB al parlamento.
Per colmare il divario residuo, la Lega ha proposto di raccogliere tra i 5 e i 3 miliardi di euro da banche e assicurazioni, in forma di contributi “volontari”. La leadership dell’ABI, tuttavia, ha ribadito la disponibilità a non superare i 10,5 miliardi già stanziati lo scorso anno. A complicare la questione, i rendimenti dei Bot a 12 mesi sono tornati a oltre il 3,1%, rendendo più oneroso il finanziamento del debito pubblico.
Il BTP Valore Insieme: un titolo a cedola unica
Sul fronte della finanza di mercato, il Tesoro ha lanciato l’emissione del BTP Valore Insieme la prima variante della famiglia BTP Valore senza pagamenti periodici. Il collocamento avrà luogo dal 19 al 23 ottobre 2026, con una cedola finale prevista intorno al 12 % su un investimento di 10.000 euro, pari a circa 2.215 euro lordi. Il titolo scadrà il 27 ottobre 2031 e sarà emesso al valore nominale di 100, senza premio di fedeltà né costi di collocamento.
Le caratteristiche operative includono un taglio minimo di 1.000 euro, la possibilità di acquisto esclusivamente da parte di persone fisiche e l’esenzione dall’imposta di successione. La tassazione sui proventi è fissata al 12,5 %, ma i titoli sono esclusi dal patrimonio mobiliare ai fini dell’ISEE fino a 50.000 euro per nucleo familiare. Gli istituti designati per la gestione sono Intesa Sanpaolo e UniCredit, con Banca MPS e Banco BPM a supporto della liquidità sul MOT.
Implicazioni per i risparmiatori
Il meccanismo a cedola unica consente di ottenere un rendimento più elevato rispetto al BTP Valore tradizionale a cedole trimestrali, ma richiede di mantenere il titolo fino alla scadenza per incassare l’intera somma. La scelta è particolarmente appetibile per chi cerca un prodotto a medio-lungo termine con un flusso di cassa posticipato, nel contesto di un mercato dei titoli di Stato ancora sensibile alle variazioni dei tassi di interesse.
Le prossime settimane saranno decisionali: il risultato della negoziazione con l’UE e le eventuali contribuzioni da parte del settore bancario potrebbero determinare la composizione finale del bilancio e l’effettiva attuazione del nuovo titolo di Stato.



