Il Federal Open Market Committee (FOMC) ha concluso la riunione del 28 ottobre 2026 senza modificare il range dei tassi, ma la decisione è stata segnata da un dissenso inusuale: due membri votanti hanno sostenuto una salita dei tassi. Questa posizione appare a molti in linea con la regola di Taylor, uno strumento di riferimento per la politica monetaria che traduce inflazione e output gap in un tasso consigliato.
Il contesto è particolarmente delicato perché la votazione avviene a soli sei giorni dalle elezioni presidenziali. Il Federal Reserve tende a evitare qualsiasi percezione di interferenza politica, un principio ribadito da diversi funzionari per non dare l’impressione di “mettere il pollice” nella bilancia elettorale.
Dissenso al FOMC e motivazioni politiche
Durante la riunione, i due membri dissidenti hanno spiegato che i tassi attuali, fissati tra il 3,75% e il 4,0%, risultano insufficienti rispetto all’obiettivo di contenere l’inflazione. Essi hanno citato il rischio di un ritorno a un’inflazione più alta se il Federal Reserve non dimostra una risposta decisa.
Il collegamento tra la decisione di oggi e la cronologia elettorale è evidente: dal periodo Nixon a quello Bush I, le decisioni di politica monetaria non hanno mostrato un’allineamento con le scadenze elettorali, ma questo incontro si distingue perché avviene a meno di una settimana dalla votazione. Alcuni osservatori hanno interpretato la scelta di mantenere i tassi come un gesto di prudenza politica più che di valutazione economica.
Influenza delle presunte pressioni politiche
Un commento pubblicato su The Hill ha sintetizzato la posizione della Fed: “Federal Reserve holds interest rates steady in face of persistent inflation”. Il titolo suggerisce che la decisione non è stata dettata da una valutazione di mercato ma da una volontà di non apparire politicizzata. In passato, anche se il timore di influenzare le elezioni è stato sollevato, la storia mostra che la Fed ha mantenuto la sua indipendenza.
La regola di Taylor e le indicazioni per il prossimo passo
Applicando la regola di Taylor più comune (1993), il tasso consigliato si calcola così: r* (tasso reale neutrale) + inflazione + 0,5·(inflazione – obiettivo) + 0,5·output gap. Con r* stimato intorno all’1 %, inflazione corrente al 3,0 % (core PCE) e obiettivo al 2,0 %, il risultato è un target di circa 4,5 %. Il output gap è al momento quasi nullo, perché l’economia è vicina al pieno impiego.
Altri modelli della Cleveland Fed mostrano una gamma più ampia: da 3,66 % a 6,84 %, con una mediana di 4,26 %. Anche l’Atlanta Fed, tramite il suo strumento di regola di Taylor, indica valori superiori al range attuale. L’unione di questi indicatori suggerisce che, dal punto di vista puramente tecnico, un aumento di almeno 50 punti base sarebbe giustificato.
Probabilità di rialzo e segnali di mercato
Il mercato dei futures sui fed funds ha attribuito all’intera giornata del 28 ottobre una probabilità dell’11,1 % di un rialzo dei tassi. La probabilità di un nuovo aumento a dicembre, invece, supera l’80 %, come evidenziano i contratti su Kalshi e Polymarket. Queste cifre mostrano che gli operatori di mercato attendono comunque un aggiustamento, nonostante la decisione di oggi.
Storicamente, dal 2008 il Fed ha tenuto i tassi stabili subito dopo un aumento 11 volte; nella maggior parte dei casi (9 su 11) il passo successivo è stato un ulteriore rialzo. Tale tendenza rafforza l’ipotesi che, se la Fed sceglie di “tenere” oggi, potrebbe compensare nella riunione di dicembre.
Implicazioni per gli investitori
Per gli operatori di mercato, la divergenza tra la decisione politica e le indicazioni della regola di Taylor genera opportunità di trading strutturato. Strategie a rischio definito, come gli iron condor, permettono di gestire il possibile movimento del tasso sia in caso di ulteriore hold sia in caso di improvviso aumento.
È consigliabile monitorare gli annunci di settembre (PCE) e la successiva dichiarazione del 2 p.m. ET, così come la conferenza stampa del presidente della Fed, per adeguare le posizioni. La volatilità implicita (VIX) è attualmente intorno a 18,4, un livello moderato che consente di impostare spread con margini accettabili.
La regola di Taylor indica una direzione più restrittiva, ma la scelta politica di oggi riflette una cautela elettorale. Gli investitori dovrebbero prepararsi a entrambe le ipotesi, tenendo presente che il prossimo punto di svolta è la riunione di dicembre, dove le proiezioni ufficiali saranno nuovamente pubblicate.



