Il 12 ottobre 2026 l’Aula Magna storica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ospiterà una delle conferenze più attese dell’anno: la lectio magistralis tenuta dal premio Nobel per l’economia Paul Krugman. Accanto a lui, il dibattito sarà arricchito dalla presenza di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, e Peter Nijkamp, rinomato esperto di economia regionale. L’evento, promosso dall’ateneo insieme all’Associazione dei Professori Emeriti e al CNR, si inserisce in una più ampia iniziativa volta a trasformare le idee in azioni concrete per il territorio.
Il contesto è caratterizzato da una crescente instabilità geopolitica, una corsa alla competitività globale e un’accelerazione delle tecnologie digitali. In questo scenario, l’obiettivo principale è capire come l’Europa possa rafforzare il proprio ruolo produttivo, creando le condizioni necessarie perché le imprese investano, innovino e competano sui mercati internazionali. Energia, accesso al capitale, ricerca, intelligenza artificiale, competenze e regolamentazione saranno al centro della discussione, considerati come elementi di un unico ecosistema di competitività europea.
Il programma della lectio magistralis a Napoli
La mattinata darà avvio con l’intervento di Krugman, che presenterà una panoramica delle grandi trasformazioni dell’economia globale degli ultimi decenni, soffermandosi in particolare sul ruolo delle politiche fiscali e sui rischi della disuguaglianza. Prodi, a sua volta, illustrerà le sfide istituzionali che l’Unione europea deve affrontare per mantenere la coesione interna e per sostenere la crescita sostenibile. Nijkamp completerà il quadro focalizzandosi sulle dinamiche territoriali, evidenziando come le regioni periferiche possano integrarsi in una nuova geografia produttiva europea.
Temi chiave e agenda
Tra i punti salienti, i relatori tratteranno l’importanza di una transizione energetica condivisa, la necessità di facilitare l’accesso al capitale per le PMI, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e la revisione delle normative per favorire l’innovazione. Verrà inoltre discusso il ruolo delle università come motore di ricerca applicata e ponte tra teoria e impresa.
Le sfide dell’Europa nel contesto attuale
L’Europa si trova a dover bilanciare la pressione competitiva proveniente dagli Stati Uniti e dalla Cina con la necessità di perseguire una crescita inclusiva. Krugman ha sottolineato che la competitività non può essere separata dalla coesione sociale politiche di investimento pubblico dovrebbero andare di pari passo con incentivi privati. L’accento è posto su settori strategici come le energie rinnovabili, la digitalizzazione delle PMI e lo sviluppo di infrastrutture sicure e moderne.
Energia, capitale e innovazione
Nel dibattito, l’energia è descritta come pilastro fondamentale per garantire la sovranità industriale dell’Unione. L’accesso al capitale, attraverso meccanismi di finanziamento europei, deve essere semplificato per sostenere le start-up tecnologiche. Parallelamente, la ricerca e l’innovazione sono viste come le leve per accelerare la diffusione dell’intelligenza artificiale, con particolare attenzione alla formazione di competenze specializzate.
Il ruolo del Mezzogiorno e le prospettive di sviluppo
Una delle domande centrali sollevate è se il Mezzogiorno possa evolvere da zona di disparità a elemento chiave della nuova strategia produttiva europea. I relatori hanno evidenziato che la posizione geografica del Sud Italia, il patrimonio universitario della Federico II e la presenza di un capitale umano altamente qualificato costituiscono risorse strategiche. Se queste leve vengono coordinate con investimenti mirati, il Mezzogiorno potrebbe diventare un hub per l’innovazione mediterranea.
Il progetto prevede, infatti, una serie di laboratori tematici che si svilupperanno nei mesi successivi alla lectio. Questi laboratori coinvolgeranno studenti, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni e delle imprese, con l’obiettivo di trasformare le idee emerse in proposte operative per aumentare la competitività dei territori e favorire lo sviluppo sostenibile.
La Federico II si propone così come culla di innovazione capace di coniugare ricerca avanzata e impatto territoriale, contribuendo a redigere le linee guida per un futuro più prospero dell’Europa.



