Nel corso di settembre è stato pubblicato l’indice dei prezzi alla spesa personale (PCE), una delle misure più seguite per valutare l’inflazione negli Stati Uniti. Le stime preliminari presentano una notevole discrepanza tra la nowcast della Cleveland Fed e il consenso di Bloomberg, sollevando interrogativi sulle aspettative dei mercati.
Le previsioni si basano su variazioni annue, confrontando i dati più recenti con quelli dell’anno precedente. In questo contesto, la nowcast della Federal Reserve di Cleveland indica un tasso di crescita più contenuto rispetto alle ipotesi di Bloomberg, suggerendo un possibile rallentamento dell’inflazione.
Divergenza tra la nowcast della Cleveland Fed e il consenso di Bloomberg
Secondo la nowcast, il PCE deflator di settembre dovrebbe registrare un aumento inferiore al 2,0 % su base annua. Al contrario, il forecast di Bloomberg prevede una crescita prossima al 2,4 %. La differenza di quasi quattro decimi di punto percentuale è evidente nel grafico, dove la linea nera rappresenta il deflator reale, il triangolo rosso la nowcast e il quadrato blu il consenso al 25 ottobre.
Come funziona la nowcast della Cleveland Fed
Il termine nowcast indica una previsione “in tempo reale”, costruita mediante modelli statistici che combinano i dati disponibili entro pochi giorni dalla loro pubblicazione. La Cleveland Fed utilizza una varietà di indicatori economici, come i prezzi al consumo, i salari e le vendite al dettaglio, per aggiornare costantemente la propria valutazione dell’inflazione.
Metodo di aggregazione del consenso Bloomberg
Il consenso di Bloomberg è ottenuto aggregando le previsioni di diversi analisti finanziari, istituzioni e società di ricerca. Ogni contributo viene ponderato in base alla sua storia di accuratezza, generando una media che riflette le aspettative di mercato più diffuse. Tale approccio, seppur ampio, può includere opinioni più ottimistiche rispetto a quelle della Federal Reserve.
Potenziali ripercussioni sui mercati finanziari
Le divergenze tra le due stime hanno già iniziato a influenzare i prezzi di titoli di Stato, valute e materie prime. Un PCE deflator più contenuto, come suggerito dalla nowcast, tende a ridurre le aspettative di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, supportando i bond a lungo termine e indebolendo il dollaro. Al contrario, un inflazione più alta, indicata dal consenso Bloomberg, alimenta timori di politiche monetarie più restrittive, facendo salire i rendimenti dei titoli di Stato e rafforzando la valuta.
Prospettive per i prossimi dati dell’inflazione
Il prossimo rilascio del PCE, previsto per la fine di ottobre, sarà fondamentale per confermare o smentire le attuali ipotesi. Una lettura più vicina al valore della nowcast potrebbe suggerire che la pressione inflazionistica sta diminuendo, mentre un risultato più allineato al consenso Bloomberg confermerebbe la persistenza di dinamiche inflazionistiche più robuste.
Gli investitori e gli analisti continueranno a monitorare attentamente le variazioni mensili, poiché rappresentano un indicatore chiave per le decisioni della Federal Reserve e per la strategia di asset allocation globale.
Se la Federal Reserve dovesse percepire un’inflazione più contenuta, potrebbe optare per una pausa nei rialzi dei tassi, mantenendo una politica più accomodante. Al contrario, dati più alti rafforzerebbero la necessità di ulteriori aumenti, con impatti diretti su mutui, prestiti e costi di finanziamento per le imprese.



