La fotografia macroeconomica più recente mette insieme letture del prodotto interno lordo, indicatori della domanda e avvisi internazionali: il Pil trimestrale è cresciuto ma meno delle attese, l’occupazione ha mostrato un deterioramento ad aprile e le istituzioni internazionali segnalano rischi legati alle interruzioni energetiche. Questo pezzo ricostruisce i punti chiave delle previsioni e spiega come il blocco delle rotte energetiche influisce su prezzi e fiducia.
Nel valutare la traiettoria economica è utile distinguere tra dati domestici e scenari globali: alcuni indicatori interni continuano a mostrare espansione, mentre le proiezioni internazionali incorporano ipotesi sulla durata delle interruzioni nello Stretto di Hormuz e sugli effetti sui mercati delle commodity.
Dati di crescita e dinamica della domanda interna
Il Pil nazionale è aumentato dello 0.3% q/q nel primo trimestre, una lettura più bassa rispetto al consenso di mercato che si attendeva uno 0.5% q/q e leggermente inferiore anche a una nowcast che segnalava 0.4% q/q. Sebbene il ritmo trimestrale sia rallentato rispetto al 0.9% q/q del trimestre precedente, alcuni aggregati alternativi segnalano una crescita marginalmente più sostenuta: la misura che combina Pil e reddito lordo mostra un’espansione di circa 0.4% q/qindicando che il lato del reddito cresce a un ritmo non dissimile da quello della produzione.
Tra i proxy della domanda aggregata, le vendite finali private e il reddito personale forniscono un quadro misto. Le final sales ex-government sono passate da una crescita di 0.6% q/q a 0.2% q/qriflettendo minori esportazioni e maggiori importazioni. L’orientamento verso i mercati dell’Est Asia rende il paese sensibile a qualsiasi frenata indotta da carenze energetiche nella regione, mentre il reddito personale al netto delle trasferenze ha continuato a crescere nel primo trimestre.
Mercato del lavoro e segnali di breve periodo
L’occupazione rappresenta il principale indicatore disponibile per il secondo trimestre. Ad aprile si è registrata una riduzione del numero di occupati rispetto a marzo e il tasso di disoccupazione è salito di 0.2 percentage points. Questo dato suggerisce un allentamento delle condizioni del mercato del lavoro che, se confermato nei mesi successivi, potrebbe deprimere la spesa delle famiglie e il momentum della crescita.
Scenari internazionali: l’OECD, il conflitto e l’effetto sui prezzi
L’Organizzazione per la cooperazione ha rivisto le sue stime globali in relazione al conflitto in Medio Oriente che ha influenzato i mercati energetici e le rotte commerciali. Nel suo outlook più recente la crescita mondiale prevista è stata ridotta per il 2026 a un 2% y/y nello scenario baseline; alternative pubblicate indicano una previsione del 1.9% e altre stime di istituti privati arrivano a 1.6%mentre previsioni nazionali più cautelative oscillano attorno al 1.3%.
Il rapporto dell’organizzazione sottolinea che lo Stretto di Hormuz rimane chiuso e che le interruzioni hanno già fatto aumentare i costi dell’energia, dei fertilizzanti e di altri input industriali, esercitando pressione su imprese e consumatori. In uno scenario più severo, con interruzioni prolungate fino al 2027, la crescita globale scenderebbe ulteriormente e l’inflazione salirebbe: secondo le proiezioni, l’inflazione globale aumenterebbe di 0.4 percentage points nel 2026 e di 1.3 percentage points nel 2027.
Diversità di impatto tra paesi e riserve strategiche
Gli effetti non sono omogenei: i paesi importatori di energia nell’Asia orientale risultano tra i più esposti alle strozzature di offerta. Tuttavia, nazioni come Japan e South Korea dispongono di riserve strategiche sostanziali che attenuano in parte la vulnerabilità ai shock di breve periodo. Le ricadute negative su investimenti e occupazione si rifletterebbero in particolare nei settori ad alta intensità energetica, come infrastrutture per il data center e progetti legati all’intelligenza artificiale che richiedono forniture energetiche stabili.
Le previsioni macro nazionali rimangono condizionate anche da ipotesi sul prezzo del greggio: molte proiezioni istituzionali assumono un progressivo allentamento delle pressioni sui prezzi verso la seconda metà del periodo di riferimento, condizione che influenza direttamente le stime di crescita pubblicate dall’FMI e da altri centri di previsione.
Infine, i mercati delle previsioni riflettono un crescente scetticismo sulla rapida riapertura delle rotte: un mercato predittivo ha assegnato alla data del September 1st una probabilità di riapertura pari al 33%un livello storicamente basso per quella scommessa. Questo dato sintetizza l’incertezza che permea le attese dei decisori e degli operatori, rendendo ancora più difficile tradurre segnali positivi del primo trimestre in fiducia per l’intero anno.



