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9 Giugno 2026

Previsioni macroeconomiche tra Pil, stretto di Hormuz e inflazione

Un'analisi compatta dei recenti segnali economici: crescita trimestrale debole, calo dell'occupazione ad aprile e scenari dell'OECD che collegano il blocco del traffico nello Stretto di Hormuz a maggiori pressioni su inflazione e produzione.

Previsioni macroeconomiche tra Pil, stretto di Hormuz e inflazione

La fotografia macroeconomica più recente mette insieme letture del prodotto interno lordo, indicatori della domanda e avvisi internazionali: il Pil trimestrale è cresciuto ma meno delle attese, l’occupazione ha mostrato un deterioramento ad aprile e le istituzioni internazionali segnalano rischi legati alle interruzioni energetiche. Questo pezzo ricostruisce i punti chiave delle previsioni e spiega come il blocco delle rotte energetiche influisce su prezzi e fiducia.

Nel valutare la traiettoria economica è utile distinguere tra dati domestici e scenari globali: alcuni indicatori interni continuano a mostrare espansione, mentre le proiezioni internazionali incorporano ipotesi sulla durata delle interruzioni nello Stretto di Hormuz e sugli effetti sui mercati delle commodity.

Dati di crescita e dinamica della domanda interna

Il Pil nazionale è aumentato dello 0.3% q/q nel primo trimestre, una lettura più bassa rispetto al consenso di mercato che si attendeva uno 0.5% q/q e leggermente inferiore anche a una nowcast che segnalava 0.4% q/q. Sebbene il ritmo trimestrale sia rallentato rispetto al 0.9% q/q del trimestre precedente, alcuni aggregati alternativi segnalano una crescita marginalmente più sostenuta: la misura che combina Pil e reddito lordo mostra un’espansione di circa 0.4% q/qindicando che il lato del reddito cresce a un ritmo non dissimile da quello della produzione.

Tra i proxy della domanda aggregata, le vendite finali private e il reddito personale forniscono un quadro misto. Le final sales ex-government sono passate da una crescita di 0.6% q/q a 0.2% q/qriflettendo minori esportazioni e maggiori importazioni. L’orientamento verso i mercati dell’Est Asia rende il paese sensibile a qualsiasi frenata indotta da carenze energetiche nella regione, mentre il reddito personale al netto delle trasferenze ha continuato a crescere nel primo trimestre.

Mercato del lavoro e segnali di breve periodo

L’occupazione rappresenta il principale indicatore disponibile per il secondo trimestre. Ad aprile si è registrata una riduzione del numero di occupati rispetto a marzo e il tasso di disoccupazione è salito di 0.2 percentage points. Questo dato suggerisce un allentamento delle condizioni del mercato del lavoro che, se confermato nei mesi successivi, potrebbe deprimere la spesa delle famiglie e il momentum della crescita.

Scenari internazionali: l’OECD, il conflitto e l’effetto sui prezzi

L’Organizzazione per la cooperazione ha rivisto le sue stime globali in relazione al conflitto in Medio Oriente che ha influenzato i mercati energetici e le rotte commerciali. Nel suo outlook più recente la crescita mondiale prevista è stata ridotta per il 2026 a un 2% y/y nello scenario baseline; alternative pubblicate indicano una previsione del 1.9% e altre stime di istituti privati arrivano a 1.6%mentre previsioni nazionali più cautelative oscillano attorno al 1.3%.

Il rapporto dell’organizzazione sottolinea che lo Stretto di Hormuz rimane chiuso e che le interruzioni hanno già fatto aumentare i costi dell’energia, dei fertilizzanti e di altri input industriali, esercitando pressione su imprese e consumatori. In uno scenario più severo, con interruzioni prolungate fino al 2027, la crescita globale scenderebbe ulteriormente e l’inflazione salirebbe: secondo le proiezioni, l’inflazione globale aumenterebbe di 0.4 percentage points nel 2026 e di 1.3 percentage points nel 2027.

Diversità di impatto tra paesi e riserve strategiche

Gli effetti non sono omogenei: i paesi importatori di energia nell’Asia orientale risultano tra i più esposti alle strozzature di offerta. Tuttavia, nazioni come Japan e South Korea dispongono di riserve strategiche sostanziali che attenuano in parte la vulnerabilità ai shock di breve periodo. Le ricadute negative su investimenti e occupazione si rifletterebbero in particolare nei settori ad alta intensità energetica, come infrastrutture per il data center e progetti legati all’intelligenza artificiale che richiedono forniture energetiche stabili.

Le previsioni macro nazionali rimangono condizionate anche da ipotesi sul prezzo del greggio: molte proiezioni istituzionali assumono un progressivo allentamento delle pressioni sui prezzi verso la seconda metà del periodo di riferimento, condizione che influenza direttamente le stime di crescita pubblicate dall’FMI e da altri centri di previsione.

Infine, i mercati delle previsioni riflettono un crescente scetticismo sulla rapida riapertura delle rotte: un mercato predittivo ha assegnato alla data del September 1st una probabilità di riapertura pari al 33%un livello storicamente basso per quella scommessa. Questo dato sintetizza l’incertezza che permea le attese dei decisori e degli operatori, rendendo ancora più difficile tradurre segnali positivi del primo trimestre in fiducia per l’intero anno.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.