Il 29 settembre 2026 l’Istat ha pubblicato i dati più recenti sui prezzi alla produzione industriale in Italia. L’indice di agosto segna un incremento annuo del +10,9% il valore più alto dal gennaio 2023, e mette in evidenza una pressione crescente lungo tutta la catena produttiva.
Il rialzo non è uniforme: sul mercato interno i prezzi sono cresciuti del +13,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un balzo rispetto al +9,3% di luglio. Su base mensile, l’aumento riecheggia un +2,4% rispetto al mese precedente, un ritmo che, se mantenuto, spingerà l’inflazione alla produzione ben oltre i livelli degli ultimi tre anni.
Energia e petrolio: i driver principali del rialzo
Le componenti energetiche rappresentano la spinta più forte. Il costo di elettricità e gas è salito del +26,3% ad agosto, quasi raddoppiando rispetto al +14,7% registrato a luglio. Questa accelerazione incide su tutti i settori che consumano energia in maniera intensiva, dalla ceramica alla siderurgia.
Il segmento legato alla cokeria e alla raffinazione del petrolio mostra un +72,6% di crescita annua, un balzo eccezionale dovuto alle quotazioni internazionali dei derivati. Le ripercussioni si avvertono su packaging, trasporti interni e numerose attività manifatturiere.
Altri settori: chimica, metallurgia e pressione strutturale
Oltre all’energia, la chimica registra un +10,2% su base annua. Il segmento è cruciale perché i suoi prodotti sono input per farmaceutica, agricoltura, edilizia e beni di consumo; un aumento del 10% si diffonde rapidamente nella filiera.
La metallurgia esclusi macchinari e attrezzature, registra un +7,3% annuo. Questo incremento colpisce i subfornitori meccanici, i produttori di componentistica e le imprese del settore delle costruzioni metalliche, riducendo i margini o forzando rialzi dei listini a valle.
Un indicatore utile per capire la natura della pressione è il dato “ex-energy”, che al netto delle componenti energetiche mostra comunque una crescita del +3,3% ad agosto, rispetto al +3,2% di luglio. Anche le imprese con contratti energia a lungo termine non sfuggono a un aumento generale dei costi di produzione.
Implicazioni per le imprese italiane
Ritornare ai livelli del gennaio 2023, quando lo shock energetico post-pandemia e la guerra in Ucraina influenzavano i mercati, indica che le cause attuali hanno una propria dinamica. Le aziende devono decidere tra assorbire i costi, trasferirli via prezzo o investire in efficienza energetica e diversificazione dei fornitori.
I dati pubblicati sono disponibili sul sito ufficiale dell’Istat e costituiranno il punto di riferimento per valutare se la tendenza al rialzo si consoliderà nei mesi successivi, specialmente in funzione delle future evoluzioni dei prezzi energetici.



