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13 Ottobre 2026

Produzione industriale italiana: +10,9% su base annua ad agosto 2026

I prezzi alla produzione industriale hanno toccato il +10,9% ad agosto 2026, spinti da energia e petrolio.

Produzione industriale italiana: +10,9% su base annua ad agosto 2026

Il 29 settembre 2026 l’Istat ha pubblicato i dati più recenti sui prezzi alla produzione industriale in Italia. L’indice di agosto segna un incremento annuo del +10,9% il valore più alto dal gennaio 2023, e mette in evidenza una pressione crescente lungo tutta la catena produttiva.

Il rialzo non è uniforme: sul mercato interno i prezzi sono cresciuti del +13,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un balzo rispetto al +9,3% di luglio. Su base mensile, l’aumento riecheggia un +2,4% rispetto al mese precedente, un ritmo che, se mantenuto, spingerà l’inflazione alla produzione ben oltre i livelli degli ultimi tre anni.

Energia e petrolio: i driver principali del rialzo

Le componenti energetiche rappresentano la spinta più forte. Il costo di elettricità e gas è salito del +26,3% ad agosto, quasi raddoppiando rispetto al +14,7% registrato a luglio. Questa accelerazione incide su tutti i settori che consumano energia in maniera intensiva, dalla ceramica alla siderurgia.

Il segmento legato alla cokeria e alla raffinazione del petrolio mostra un +72,6% di crescita annua, un balzo eccezionale dovuto alle quotazioni internazionali dei derivati. Le ripercussioni si avvertono su packaging, trasporti interni e numerose attività manifatturiere.

Altri settori: chimica, metallurgia e pressione strutturale

Oltre all’energia, la chimica registra un +10,2% su base annua. Il segmento è cruciale perché i suoi prodotti sono input per farmaceutica, agricoltura, edilizia e beni di consumo; un aumento del 10% si diffonde rapidamente nella filiera.

La metallurgia esclusi macchinari e attrezzature, registra un +7,3% annuo. Questo incremento colpisce i subfornitori meccanici, i produttori di componentistica e le imprese del settore delle costruzioni metalliche, riducendo i margini o forzando rialzi dei listini a valle.

Un indicatore utile per capire la natura della pressione è il dato “ex-energy”, che al netto delle componenti energetiche mostra comunque una crescita del +3,3% ad agosto, rispetto al +3,2% di luglio. Anche le imprese con contratti energia a lungo termine non sfuggono a un aumento generale dei costi di produzione.

Implicazioni per le imprese italiane

Ritornare ai livelli del gennaio 2023, quando lo shock energetico post-pandemia e la guerra in Ucraina influenzavano i mercati, indica che le cause attuali hanno una propria dinamica. Le aziende devono decidere tra assorbire i costi, trasferirli via prezzo o investire in efficienza energetica e diversificazione dei fornitori.

I dati pubblicati sono disponibili sul sito ufficiale dell’Istat e costituiranno il punto di riferimento per valutare se la tendenza al rialzo si consoliderà nei mesi successivi, specialmente in funzione delle future evoluzioni dei prezzi energetici.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.