Dal 2021, quando sono stati rilasciati appena 102.000 permessi di lavoro a cittadini provenienti da paesi soggetti all’obbligo di visto, la Russia ha registrato un balzo fino a 279.000 nel 2026. Il Ministero del Lavoro e della Protezione sociale ha appena proposto di portare il tetto a 382.800 per il prossimo esercizio, il valore più alto dal 2015.
Le regole dietro il rilascio dei permessi
Il progetto di risoluzione, ancora in attesa di approvazione governativa, prevede che l’autorizzazione all’assunzione di lavoratori stranieri sia concessa soltanto dopo la verifica di una commissione interministeriale regionale. La commissione deve certificare l’impossibilità di coprire le posizioni vacanti con personale locale. Le nazioni più interessate sono Cina, India, Vietnam, Turkmenistan, Bangladesh, Sri Lanka e Turchia.
Progetti strategici che richiedono forza lavoro estera
Le nuove quote sono destinate a sostenere iniziative ad alto impatto: la costruzione di complessi per l’estrazione di gas nella regione dell’Amur, la seconda fase del cosmodromo di Vostochny, e l’avanzamento della linea ad alta velocità Mosca-San Pietroburgo. Questi lavori, per la loro complessità tecnica, richiedono competenze che attualmente non si trovano sul mercato interno.
Alabuga: il polo industriale dove si mescolano droni e promesse infruttuose
Un caso emblematico è la zona economica speciale di Alabuga, nella Repubblica del Tatarstan. Qui si assemblano la maggior parte dei droni d’attacco a lungo raggio del tipo Shahed, utilizzati dal fronte russo. Il personale è costituito da tre gruppi principali: giovani russi reclutati a partire dai 15 anni, operai nordcoreani e una larga fetta di lavoratori stranieri. Il programma “Alabuga Start” attira donne tra i 16 e i 22 anni, principalmente dall’Africa, promettendo impieghi nel settore alberghiero. In realtà, la maggior parte di loro finisce in fabbriche di droni, con costi di volo, alloggio e corsi di lingua detratti dallo stipendio e i passaporti sequestrati.
L’impatto delle perdite militari sulla forza lavoro
Le enormi perdite dell’esercito russo in Ucraina, stimate tra 1,4 e 2,1 milioni di uomini tra morti e feriti, di cui 374.000-770.000 morti (circa lo 0,6-1,2 % della popolazione maschile), aggravano la crisi occupazionale. La mancanza di manodopera qualificata è diventata una questione economica: le imprese non trovano più i profili richiesti, spingendo il governo a ricorrere a ingressi stranieri su larga scala.
Prospettive per il futuro
Se il disegno di legge verrà approvato, la Russia potrà contare su quasi quattrocentomila lavoratori stranieri entro il 2027, una risposta directa alla carenza di personale che minaccia la realizzazione di progetti chiave. Tuttavia, le criticità legate ai diritti dei migranti, alle condizioni contrattuali e alla dipendenza da una forza lavoro esterna restano apertamente dibattute.



