Nel 2026 la questione del valore economico della laurea è tornata al centro del dibattito universitario. Chi decide di proseguire gli studi dopo la triennale si trova a valutare non solo la passione per una materia, ma anche l’impatto concreto sulla propria busta paga. I dati più recenti mostrano che, in media, un laureato guadagna circa il 37% in più rispetto a chi non ha conseguito il titolo, ma la distribuzione di questo vantaggio è tutt’altro che uniforme.
L’Osservatorio JobPricing ha pubblicato l’ottava edizione dell’University Report, incrociando ateneo, percorso di studi e retribuzione lorda annua (RAL) dei neolaureati. Il risultato evidenzia una rete di fattori – dall’ingresso all’ateneo alla capacità di rete di contatti – capaci di amplificare o attenuare il valore economico della laurea. Secondo l’indagine AlmaLaurea, la retribuzione netta media a un anno dalla laurea triennale è di € 1.491, mentre a cinque anni sale a € 1.796.
Le università che garantiscono i salari più alti
Tra gli atenei più remunerativi spicca l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, soprattutto per i corsi di Finance, Economics e Management. La selezione rigorosa, la forte rete di alumni e i legami con la finanza globale consentono ai suoi laureati di accedere a posizioni con retribuzioni di partenza ben al di sopra della media nazionale. Accanto a Bocconi, i Politecnici di Milano e Torino si distinguono per gli ingegneri, grazie a un curriculum orientato al mercato e a partnership con grandi aziende industriali.
Il ruolo dei politecnici per gli ingegneri
Le discipline STEM – in particolare Informatica, Ingegneria Gestionale ed Elettrica – continuano a generare i ritorni più rapidi. Un ingegnere informatico laureato in un Politecnico può aspettarsi una RAL iniziale che supera di buona misura la media dei laureati di altre facoltà. Anche il Politecnico di Bari entra in questa lista, offrendo ottime opportunità nei settori dell’automazione e della cybersecurity.
Quali percorsi di studio offrono i migliori ritorni economici
Analizzando i risultati per disciplina, emergono tre aree di studio con i più alti ricavi salariali a medio-lungo termine. Prima, le Ingegnerie e l’Informatica trainate dalla domanda di figure tecniche qualificate in intelligenza artificiale, sicurezza informatica e sistemi industriali. Seconda, i corsi di Economia, Finanza e Management dove la presenza di network solidi – come quello di Bocconi o delle facoltà più competitive delle università statali – facilita l’inserimento in consulenza, banche e multinazionali. Terza, le Professioni sanitarie in particolare Medicina, che garantiscono stipendi stabili e una crescita costante, soprattutto dopo la specializzazione.
Al contrario, i percorsi umanistici e artistici tendono a produrre redditi iniziali più bassi e percorsi di crescita più lenti, se non accompagnati da ulteriori qualifiche o sbocchi professionali specifici.
L’influenza della posizione geografica sul reddito
Il territorio è un ulteriore elemento di differenziazione. Un laureato che sceglie di lavorare nel Nord – Milano, Torino, Bologna o Roma – si trova di fronte a strutture salariali più elevate rispetto a chi rimane nel Sud, dove la media è sensibilmente più bassa. Questo divario non è dovuto alla qualità dell’istruzione, ma alla concentrazione di imprese ad alto valore aggiunto e a una domanda più intensa di competenze avanzate. Molti neolaureati del Sud quindi optano per la mobilità verso i centri produttivi o per opportunità all’estero, un fenomeno che comporta costi sociali ma, a livello individuale, un incremento del reddito.
Le università meridionali, seppur meno numerose nella graduatoria salariale, offrono comunque corsi di eccellenza e tassi di occupazione soddisfacenti. Tuttavia, il mercato locale resta un fattore determinante per la remunerazione finale.
Infine, la scelta di proseguire con una laurea magistrale rappresenta, nella maggior parte dei casi, un investimento che paga. Nei settori ingegneristici e della consulenza, il titolo magistrale è quasi un requisito imprescindibile per accedere a posizioni senior. I dati mostrano che la differenza salariale tra chi si ferma alla triennale e chi prosegue con la magistrale si amplifica intorno ai cinque anni dall’ingresso nel mercato del lavoro, con i laureati magistrali che superano i colleghi triennali sia in ruolo che in retribuzione.



