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28 Maggio 2026

Stop ai controlli doganali negli aeroporti delle sanctuary city: cosa potrebbe accadere

Markwayne Mullin ha dichiarato che il governo sta elaborando piani per sospendere i controlli internazionali in alcuni aeroporti definiti "sanctuary city": un cambiamento che potrebbe avere conseguenze immediate per voli, merci, turismo e investimenti

Stop ai controlli doganali negli aeroporti delle sanctuary city: cosa potrebbe accadere

Il 26 maggio il segretario per l’Home Land Security Markwayne Mullin ha confermato di essere al lavoro su ipotesi operative per interrompere l’elaborazione di passeggeri e merci internazionali in alcuni grandi aeroporti statunitensi definiti sanctuary city. L’annuncio, reso in un’intervista televisiva, non coincide con una decisione definitiva ma ha già scatenato preoccupazioni nel settore turistico e nei trasporti. Nel discorso Mullin ha sostenuto che autorità locali ostacolerebbero l’applicazione delle norme federali, motivando la necessità di valutare misure straordinarie.

Se attuata, la sospensione dei servizi di frontiera potrebbe trasformarsi in un blocco pratico dei voli internazionali in quegli scali, con effetti immediati su arrivi turistici e su traffico cargo. Organizzazioni come la U.S. Travel Association e i gruppi delle compagnie aeree hanno già segnalato incontri con il segretario e avvertito delle conseguenze operative; la rimozione temporanea di ufficiali doganali e immigrazione implicherebbe limitazioni alle operazioni di attracco, sbarco e smistamento merci, mettendo a rischio servizi essenziali per il commercio e il turismo.

Impatti economici attesi

L’interruzione dei controlli agli scali chiave può generare effetti a catena: minori arrivi internazionali incidono su occupazione locale, ricavi di hotel e servizi, oltre a ridurre la domanda di trasporti e ristorazione. Dal punto di vista macro, la misura potrebbe influenzare FDI e scambi commerciali, poiché la facilità di movimento dei viaggi d’affari è cruciale per investimenti e contrattualistica internazionale. Un economista osserverebbe che la scelta degli aeroporti, se correlata solo alla classificazione politica e non alle condizioni economiche, costituisce un’opportunità per un esperimento naturale e per stimare gli effetti usando tecniche come le differenze-in-differenze (vedi la letteratura metodologica di riferimento per questa procedura).

Canali di trasmissione dell’impatto

I canali principali includono il traffico passeggeri, il cargo e la mobilità d’affari: un calo degli arrivi internazionali riduce prenotazioni alberghiere e spesa turistica, ma incide anche sulle catene logistiche che dipendono da collegamenti veloci per merci di alto valore o deperibili. Le compagnie aeree potrebbero reagire cancellando rotte o riconfigurando hub, con ripercussioni sui tempi di consegna e sui costi di importazione. Gruppi come Airlines for America hanno già ammonito che una diminuzione del personale doganale danneggerebbe operazioni e flussi di merci.

Reazioni politiche e scenari operativi

La proposta ha suscitato critiche immediate: oppositori affermano che sospendere i controlli provocherebbe caos aeroportuale e disagi generalizzati, colpendo non solo le città interessate ma anche collegamenti nazionali che gravitano attorno ai grandi hub. Il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato un elenco delle cosiddette sanctuary city, tra cui città dotate di grandi aeroporti internazionali come Boston, Denver, Philadelphia, Chicago, Los Angeles, New York City, Newark, Seattle e San Francisco. Mullin aveva già avanzato la minaccia in aprile durante una disputa sui finanziamenti del suo dipartimento, e report di stampa indicano che in passato avrebbe discusso l’opzione con dirigenti del settore turistico.

Logistica della sospensione

Dal punto di vista pratico, ritirare o ridurre il personale CBP (Customs and Border Protection) in uno scalo significa impedire lo sbarco automatico di passeggeri e merci internazionali; alternanze temporanee o deviazioni degli aeroporti potrebbero aggravare congestioni altrove e generare costi aggiuntivi per vettori e spedizionieri. Numeri come i >50 milioni di viaggiatori internazionali registrati nei soli aeroporti della grande area di New York sottolineano la scala del problema: meno operatori in loco equivalgono a code più lunghe, ritardi nelle catene di approvvigionamento e potenziali perdite di reddito per intere filiere.

Valutazioni finali e spunti per l’analisi empirica

La proposta di Mullin apre un dibattito che mescola scelte politiche, costi economici e implicazioni pratiche sul funzionamento dei trasporti internazionali. Sul piano analitico, uno studio che sfrutti la sospensione come esperimento naturale potrebbe impiegare differenze-in-differenze per isolare l’effetto netto sulla domanda, sull’occupazione e sui flussi commerciali; in questo senso, la selezione degli aeroporti e il confronto con controlli non alterati diventano essenziali per una stima robusta. In ultima istanza, la valutazione di benefici e costi dovrà considerare non solo obiettivi di enforcement, ma anche gli impatti immediati su turismo, importazioni e investimenti, con ricadute che potrebbero trasformarsi in scelte politiche dagli effetti durevoli.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.