Il mercato dell’immobiliare alberghiero ha imboccato una fase di espansione solida e strutturale. Nel 2026 gli investimenti in Europa hanno raggiunto i 24,4 miliardi di euro il livello più alto degli ultimi cinque anni; nello stesso anno l’Italia ha registrato transazioni per 2,35 miliardi di euro con un aumento del 27% rispetto al 2026. Questi dati emergono in un contesto di ripresa dei flussi turistici e di un’intensa attività di compravendita e riqualificazione degli asset.
Volume degli investimenti e operazioni concluse in Europa
Tra gennaio 2026 e maggio 2026 sono state concluse quasi 430 operazioni in Europa, che hanno interessato oltre 84 mila camere. A livello continentale il valore aggregato degli investimenti raggiunge circa 24,4 miliardi di euro nel 2026, con una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Sul piano globale il comparto alberghiero si avvicina a un valore complessivo di circa 65 miliardi di euro, confermando l’hospitality come una delle asset class più appetibili nel mercato immobiliare internazionale.
Mercati leader e distribuzione geografica
Il Regno Unito resta il primo mercato europeo con oltre 5,6 miliardi investiti, seguito da Spagna (3,7 miliardi) e Francia (3,5 miliardi). Le quattro principali piazze — Regno Unito, Spagna, Francia e Italia — concentrano circa il 62% degli investimenti complessivi in Europa. Tra le città, Londra guida la classifica con 3,2 miliardi di euro investiti, seguita da Parigi (1,76 miliardi) e Dublino (1,55 miliardi), mentre Berlino, Atene e Praga registrano cifre significative rispettivamente attorno a 795, 700 e 661 milioni.
La dinamica italiana: qualità, lusso e riqualificazione
In Italia il 2026 è stato un anno di svolta: gli investimenti totali nel settore hanno toccato i 2,35 miliardi di euro segnando un +27% rispetto al 2026. Nei primi sei mesi del 2026 il trend è proseguito con volumi stimati intorno a 1,25 miliardi. Questo slancio è stato alimentato dalla domanda turistica in crescita — gli arrivi e le presenze sono tornati su livelli pre-pandemia — e da un profondo interesse per strutture di fascia medio-alta e lusso.
Nel 2026 in Italia sono state concluse operazioni su circa 70 strutture per un totale di circa 5.250 camere segnalando una prevalenza di investimenti su hotel a quattro e cinque stelle. Il valore patrimoniale complessivo dell’immobiliare alberghiero italiano ha superato i 173 miliardi di euro nel 2026, con una crescita annua stimata intorno al 7,2%.
Localizzazioni e indicatori operativi
Roma si conferma la destinazione più attrattiva per gli investitori, seguita da Milano, Venezia e Firenze; tuttavia cresce l’interesse per città secondarie e destinazioni leisure con potenziale di sviluppo come Verona, Bologna, Genova, Napoli, il Garda e la Costiera Amalfitana. Sul fronte operativo, nel 2026 il tasso di occupazione degli hotel di fascia medio-alta ha superato stabilmente il 65% in molte città italiane, mentre nelle principali destinazioni turistiche ha oltrepassato il 75% con segnali di ulteriore miglioramento nei primi mesi del 2026.
Segmenti trainanti e evoluzioni strategiche
Il segmento luxury si è rivelato il vero motore della ripresa: gli operatori puntano sempre più su brand riconoscibili, servizi premium e formule miste come le branded residences. Le operazioni di acquisto e valorizzazione coinvolgono fondi di private equity, investitori istituzionali e operatori proprietari, che favoriscono investimenti destinati alla riqualificazione e al riposizionamento degli asset per aumentare redditività e appeal sul mercato internazionale.
Dal punto di vista territoriale, il Trentino-Alto Adige guida la classifica per numero di hotel con oltre 5.370 strutture, seguito da Emilia-Romagna e Veneto; nel comparto extra-alberghiero il Veneto è primo per numero di strutture. Il valore dei brand territoriali sta diventando sempre più determinante: riconoscibilità, autenticità e reputazione sono leve decisive per attrarre visitatori e capitali.
Le proiezioni rimangono favorevoli grazie al rafforzamento delle performance operative, alla ripresa dei flussi internazionali e all’interesse degli investitori per asset di qualità. In questo scenario, la capacità di combinare riqualificazione, posizionamento di brand e servizi premium sarà cruciale per sostenere la crescita futura del comparto.



