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18 Agosto 2026

Come le temperature record stanno cambiando consumi e investimenti in Europa

Il caldo estremo sta diventando una variabile cruciale per le imprese europee, modificando consumi e investimenti. Scopri chi ne trae vantaggio e chi subisce perdite.

Come le temperature record stanno cambiando consumi e investimenti in Europa

Le temperature record stanno diventando un fattore determinante per l’economia europea. Non più solo un rischio da segnalare nei rapporti sulla sostenibilità, ma una variabile capace di influenzare vendite, costi e investimenti. Le imprese stanno già adeguando le loro strategie, con alcuni settori che beneficiano del caldo e altri che ne subiscono le conseguenze.

Secondo i dati raccolti, termini legati al caldo estremo, alla siccità e agli incendi sono comparsi nelle conference call sui risultati di una società europea su dieci tra quelle con una capitalizzazione superiore al miliardo di dollari. Questo indica che un numero crescente di imprese sta già operando come se il vecchio calendario climatico non fosse più affidabile.

Settori in crescita grazie al caldo

Alcuni settori stanno traendo vantaggio dal caldo estremo. Groupe Seb ha registrato un aumento del 30% nelle vendite di ventilatori in Europa a giugno rispetto all’anno precedente. Beiersdorf la multinazionale tedesca proprietaria di Nivea ha visto giugno come il miglior mese di sempre per le vendite di prodotti solari. Fluidra gruppo spagnolo delle piscine, considera i propri prodotti come un «rifugio climatico» e vede nel caldo un’opportunità di lungo periodo. Beijer Ref specializzata in refrigerazione e climatizzazione, registra la crescita maggiore proprio nei mercati europei dove l’aria condizionata era storicamente meno diffusa.

Le sfide per le imprese

Tuttavia, per ogni prodotto venduto in più, c’è un’attività che perde clienti, ore di lavoro o capacità produttiva. A Padova, ad esempio, l’aperitivo tradizionale tra le sei e le sette di sera è stato spostato a causa del caldo. Secondo un’indagine, oltre l’80% degli operatori dell’ospitalità ha registrato cali di fatturato intorno al 20% durante la recente ondata di caldo.

Il caldo, a differenza di un’alluvione o di un incendio, spesso non provoca un danno materiale immediatamente identificabile. Riduce la produttività, svuota negozi e ristoranti, rallenta trasporti e fabbriche e aumenta i costi di raffreddamento. Questo rende il caldo un rischio economico particolarmente insidioso.

Le assicurazioni parametriche

In un’indagine del 2026 su 9 mila piccole e medie imprese europee, solo il 28% disponeva di una copertura per l’interruzione dell’attività collegata alla polizza sugli immobili e solo il 17% aveva una protezione contro interruzioni non provocate da un danno materiale. Questo ha portato alla diffusione delle assicurazioni parametriche, che possono far scattare automaticamente un indennizzo al superamento di determinate soglie di temperatura.

Impatti macroeconomici

Mettendo insieme migliaia di episodi come quello dei locali padovani, il fenomeno smette di essere meteorologico e diventa macroeconomico. Secondo uno studio, il caldo, la siccità e gli incendi di quest’estate potrebbero costare all’Unione europea circa 180 miliardi di euro, poco più dell’1% del Pil, con l’Italia tra i Paesi più esposti.

La Banca centrale europea stima che l’ondata di calore dell’estate 2026 possa aver aumentato di 0,4-0,7 punti percentuali i prezzi degli alimentari non trasformati nell’Eurozona nell’arco di dodici mesi. L’effetto cresce più che proporzionalmente con l’aumento delle temperature: in un clima come quello previsto per gli anni Sessanta del secolo, un’estate estrema potrebbe aggiungere fino a 1,8 punti percentuali all’inflazione alimentare europea rispetto a uno scenario senza cambiamento climatico.

Il turismo e il cambiamento delle stagioni

Uno dei settori più esposti è il turismo. L’Agenzia europea dell’ambiente avverte che lo stress termico può ridurre l’attrattività dell’Europa meridionale durante l’estate e favorire sia destinazioni più fresche sia località in quota. Tuttavia, indica anche un’altra possibilità: lo spostamento delle stagioni turistiche.

Se luglio e agosto diventano più difficili da sopportare, maggio, giugno, settembre e ottobre possono diventare mesi relativamente più appetibili. Questo cambiamento ha conseguenze sull’organizzazione degli alberghi, sul lavoro stagionale, sui voli e sull’intera filiera. Inoltre, il costo necessario per continuare a offrire il prodotto turistico sta aumentando. Nelle Marche, ad esempio, il piano di gestione integrata della costa ha comportato interventi strutturali per circa 290 milioni di euro.

L’energia e il paradosso del caldo

L’energia presenta un paradosso evidente. Durante le ondate di calore cresce la domanda di elettricità per alimentare condizionatori e sistemi di refrigerazione proprio mentre una parte del sistema di generazione può trovarsi in difficoltà. Il problema riguarda in particolare le centrali termoelettriche e nucleari che utilizzano grandi quantità d’acqua per il raffreddamento.

Quest’estate il fenomeno ha nuovamente interessato il parco nucleare europeo. In Francia il caldo ha costretto a fermare o limitare diversi reattori. In Romania, il livello eccezionalmente basso del Danubio ha imposto lo stop completo della centrale di Cernavoda, che normalmente garantisce circa un quinto della produzione elettrica nazionale. Le utility stanno incorporando temperature più elevate, siccità e disponibilità d’acqua nelle decisioni di investimento e nella progettazione degli impianti.

La moda e il cambiamento delle stagioni

Pochi settori mostrano il cambiamento delle stagioni con la stessa evidenza della moda. Per decenni l’industria ha programmato produzione, approvvigionamenti, campagne pubblicitarie e saldi intorno a un calendario relativamente stabile. Quel calendario sta diventando meno affidabile.

H&M sta progettando collezioni autunnali realizzate con materiali più leggeri per adattarsi a estati che si prolungano fino alla fine di settembre. Uniqlo ha dovuto riesaminare il raffreddamento dei negozi, la capacità di riprendere rapidamente l’attività dopo eventuali chiusure e la logistica della catena di fornitura. Zalando effettua il passaggio dall’assortimento primavera-estate a quello autunno-inverno in date differenti a seconda del mercato e delle condizioni meteorologiche.

Il lavoro e il caldo

Il caldo modifica infine il modo in cui si lavora. Il gruppo olandese delle costruzioni Heijmans ha dovuto fermare alcune squadre quando le temperature hanno raggiunto i 35 gradi. Per le aziende significa meno ore lavorabili, maggiore spesa per climatizzazione, cambiamenti dei turni e nuovi investimenti negli edifici. Clariane gruppo che gestisce case di riposo, ha deciso di accelerare 10 milioni di euro di investimenti nell’aria condizionata, soprattutto nell’Europa settentrionale.

Persino gli agricoltori modificano gli investimenti. Il produttore tedesco di pompe KSB ha registrato un’impennata degli ordini da parte di aziende agricole costrette dalla siccità ad attingere acqua da falde più profonde.

Il caldo non crea semplicemente vincitori e perdenti: sta riallocando consumi, investimenti, lavoro e capitale. Fa vendere ventilatori ma svuota i dehors; prolunga la stagione dei costumi ma rende più rischioso ordinare cappotti; aumenta la domanda elettrica mentre mette sotto pressione alcuni impianti; può allungare la stagione turistica mediterranea ma aumenta il costo necessario per proteggere le destinazioni.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.