La Commissione europea ha recentemente approvato una nuova nota esplicativa che chiarisce come gli Stati membri possano utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale per interventi legati alla sicurezza energetica e alla difesa. Questo strumento, che consente alcune deroghe alle regole del Patto di stabilità e crescita rappresenta un passo significativo verso una maggiore flessibilità fiscale in tempi di crisi.
La nuova nota esplicativa della Commissione europea
Il documento, che sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea fornisce indicazioni operative per i governi che intendono richiedere l’attivazione di questa flessibilità di bilancio. Gli Stati membri sono invitati a presentare alla Commissione europea un elenco delle misure pianificate e una stima dei costi di bilancio.
Patto di stabilità e clausola di salvaguardia
Il Patto di stabilità e crescita è il quadro di regole dell’Unione europea che fissa i limiti di riferimento per i conti pubblici dei Paesi membri, in particolare sul deficit e sul debito pubblico. La clausola di salvaguardia nazionale permette, in presenza di determinate circostanze, di applicare in modo più flessibile queste regole, consentendo agli Stati di sostenere alcune spese straordinarie senza violare i vincoli previsti dal Patto.
Misure di sicurezza energetica e impatto sui bilanci pubblici
Per sicurezza energetica si intendono gli interventi volti ad assicurare approvvigionamenti stabili e affidabili di energia, riducendo il rischio di interruzioni o shock improvvisi sui prezzi. Possono rientrarvi misure infrastrutturali, programmi per diversificare le fonti di approvvigionamento o interventi per rafforzare la resilienza dei sistemi energetici nazionali.
La richiesta della Commissione di indicare in modo puntuale le misure previste e i relativi costi di bilancio punta a garantire trasparenza e tracciabilità sull’utilizzo della flessibilità concessa. Gli Stati membri dovranno presentare un quadro dettagliato degli interventi che intendono finanziare in deroga parziale alle regole ordinarie del Patto, con una prima stima dell’impatto sui conti pubblici.
Il Governo italiano e la clausola di salvaguardia
Entro fine settimana, il Governo italiano presenterà alla Commissione europea la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per gli investimenti relativi alla sicurezza energetica e alla difesa. Non è ancora chiaro se farà ricorso alle risorse del Fondo SAFE anch’esse destinate alle spese per la difesa.
Gustavo Piga, professore di economia politica all’Università di Roma Tor Vergata ha dichiarato che si tratta di due questioni diverse. Nel caso del SAFE si parla di un prestito a tasso variabile, da restituire in 45 anni, che potrebbe coprire il maggior deficit per le spese nella difesa consentite dalla clausola di salvaguardia nazionale. L’alternativa sarebbe ricorrere all’emissione di Btp.
Dal punto di vista finanziario, non è chiaro quale delle due strade sia la migliore, poiché i tassi del prestito SAFE potrebbero salire nei prossimi anni, mentre i rendimenti da garantire sui Btp di lungo termine potrebbero essere più alti. Tuttavia, l’ammontare delle risorse in gioco, meno di 15 miliardi di euro, rende la differenza tra le due opzioni non così rilevante.
Le risorse del Fondo SAFE e l’emissione di Btp
Le risorse del SAFE sono vincolate a progetti comuni europei, quindi è possibile che ci sia qualche condizionalità sul tipo di acquisto che deve essere effettuato. Se questi fondi dovessero essere destinati a gare di appalto comuni tra diversi Paesi europei per approvvigionamenti standardizzati, c’è il rischio che abbiano un moltiplicatore basso, poiché verrebbero utilizzati per acquistare prodotti di aziende extra-Ue, in particolare americane.
Nel caso delle risorse ricavate con l’emissione di propri titoli di stato, si può pensare di indirizzarle verso produzioni nazionali con un maggior effetto positivo per l’economia. Tuttavia, la questione più rilevante rimane quella della clausola di salvaguardia nazionale, che permette di parlare della politica fiscale necessaria in questa fase critica per l’Europa.
La clausola di salvaguardia è solo apparentemente espansiva, poiché richiede di essere comunque al di sotto del 3% nel rapporto deficit/Pil, quindi di essere credibilmente restrittivi. Inoltre, essere espansivi nel breve periodo, solo per un periodo di tre anni, non cambia molto le aspettative di famiglie e imprese, che avrebbero bisogno di un sostegno del settore pubblico senza condizionalità e vincoli temporali.



