EJ Antoni Chief Economist di Heritage ha pubblicato tre giorni fa un’analisi sui risultati recenti delle imprese statunitensi. L’autore mette a fuoco due indicatori fondamentali: l’utile netto d’impresa dopo le imposte e il profitto manifatturiero corretto per gli aggiustamenti di valutazione delle scorte. Sebbene i primi mostrino una crescita marcata, i secondi dipingono un quadro più contenuto, sollevando dubbi su effettiva produttività del settore.
Il salto dell’utile netto d’impresa dopo imposte
Secondo i dati del Census l’utile netto d’impresa a prezzi costanti del 2017 (SAAR) ha registrato un balzo significativo, in particolare nel secondo trimestre dell’anno. Il grafico denominato Figure 1 evidenzia in rosso la traiettoria ascendente dei profitti dopo le tasse, mentre la linea blu rappresenta i risultati manifatturieri. La deflazione è stata effettuata mediante il deflatore PCE, garantendo una comparabilità reale. Inoltre, la stagionalizzazione SAAR rende più chiara l’entità della variazione, che supera i billions di dollari a prezzi del 2017.
Profitti manifatturieri con aggiustamenti di valutazione delle scorte
Il BEA fornisce le stime dei profitti dei produttori, ma includendo gli aggiustamenti di valutazione delle scorte – noti come inventory valuation adjustments. Questi aggiustamenti, visualizzati in Figure 1 con colore blu, riflettono la possibilità di contabilizzare gli acquisti di beni strumentali al 100%, inflazionando così il risultato dopo le tasse senza un reale aumento della produttività. È quindi possibile osservare un divergere tra il forte slancio dei profitti netti e la più contenuta evoluzione del settore manifatturiero, suggerendo che l’utile netto possa essere, in parte, una conseguenza di fattori contabili piuttosto che di crescita reale.
Impatto dei rimborsi tariffari IEEPA nel secondo trimestre
Un ulteriore elemento da tenere presente è il ruolo dei rimborsi tariffari previsti dall’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) nei mesi di maggio e giugno. Quando si escludono questi rimborsi, la linea rossa di Figure 2 – che mostra l’utile netto d’impresa al netto dei rimborsi – si appiattisce notevolmente, avvicinandosi alla curva dei profitti manifatturieri. Ciò indica che una quota consistente del rialzo di Q2 deriva da meccanismi fiscali temporanei, piuttosto che da un reale incremento della domanda o della capacità produttiva.
Prospettive di un’eventuale fine del conflitto USA-Iran
L’autore ipotizza che una risoluzione delle tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran possa generare un impulso positivo per il comparto manifatturiero. La riduzione dei costi energetici, la diminuzione delle restrizioni alla catena di approvvigionamento e la minore incertezza normativa contribuirebbero a migliorare la redditività reale del settore. In un scenario di pace, infatti, le imprese avrebbero più margine di manovra per investire in nuovi impianti e per incrementare la produttività, fattori che al momento non sono pienamente riflessi nei dati di BEA.
La vera salute dell’economia manifatturiera potrà emergere solo qualora vengano ridotte le pressioni geopolitiche e si assistano miglioramenti strutturali nella gestione delle scorte e negli investimenti di capitale.



