Dopo più di 30 ore di confronto serrato al Mimit, si è giunti a un intesa che ridefinisce il futuro di Electrolux in Italia. Il piano industriale, ora aggiornato, prevede una produzione annua di circa 3,2 milioni di unità entro la fine del periodo di transizione e un impegno di oltre 100 milioni di euro per modernizzare gli impianti e garantire la continuità occupazionale.
Nel documento preliminare erano stati annunciati 1.719 esuberi; l’accordo attuale riduce il numero a 902 uscite, tutte gestite su base volontaria e incentivata e coadiuvate dagli ammortizzatori sociali. La decisione è stata sostenuta da un pacchetto di incentivi e da un percorso di formazione e riqualificazione professionale per i dipendenti interessati.
Riduzione degli esuberi: da 1.719 a 902 uscite volontarie
La contrattazione ha trasformato la previsione di licenziamenti massicci in una proposta di dimissioni volontarie, con benefici economici per chi sceglie di uscire. Il numero finale di 902 dipendenti comprende 390 operai e 512 impiegati/quadri, mentre il sito di Cerreto d’Esi mantiene occupati circa 149 lavoratori, in attesa di una soluzione di reindustrializzazione.
Meccanismo degli ammortizzatori sociali
Il Ministero del Lavoro partecipa attivamente per individuare gli ammortizzatori più adeguati, garantendo un sostegno finanziario durante il periodo di transizione. Parallelamente, percorsi di formazione mirati consentiranno ai dipendenti di acquisire competenze idonee a nuovi ruoli all’interno del gruppo o in altri settori produttivi.
Investimenti da 100 milioni e nuovo assetto produttivo
L’accordo assegna 100 milioni di euro di risorse, di cui 72 % destinati al prodotto (macchinari, linee di assemblaggio) e 28 % al processo (automazione, efficienza energetica). Gli impianti di Solaro, Susegana e Forlì vedranno confermati gli investimenti programmati, mentre a Porcia si amplierà il portafoglio prodotti, consolidando le linee di lavatrici e lavasciuga.
Il caso di Porcia: lavasciuga a 140.000 unità
Nel sito di Porcia è prevista la produzione di 140.000 lavasciuga all’anno, un volume che evita la delocalizzazione verso la Thailandia e rafforza la presenza sul mercato europeo. L’investimento in questa struttura è parte integrante della strategia di raddoppio della capacità produttiva rispetto a quanto inizialmente proposto da Electrolux.
Reazioni istituzionali, sindacali e impatti occupazionali
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato di aver raggiunto l’obiettivo di “tutelare i lavoratori e salvaguardare tutti gli stabilimenti” grazie a un impegno finanziario di oltre 100 milioni. L’obiettivo è creare le condizioni perché le imprese continuino a produrre e investire in Italia, ha aggiunto Urso, chiedendo al contempo all’Unione Europea di tradurre gli impegni in misure concrete.
Altri protagonisti istituzionali, come il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, hanno sottolineato che la riduzione degli esuberi ha evitato un “disastro sociale”. Il sottosegretario Fausta Bergamotto ha ribadito che la priorità è stata la salvaguardia dei posti di lavoro e della continuità produttiva. Dal canto loro, i sindacati Fim-Cisl (Ferdinando Uliano) e Uilm (Massimiliano Nobis) hanno salutato la decisione come garanzia di una prospettiva futura per il gruppo svedese in Italia.
Prospettive per Cerreto d’Esi
Il sito marchigiano, originariamente destinato alla chiusura entro la fine dell’anno, continuerà a produrre cappe finché non verrà definita una nuova attività industriale. La presenza del Ministero del Lavoro garantirà percorsi di riqualificazione per i circa 150 dipendenti ancora impiegati, assicurando così una transizione più fluida verso la reindustrializzazione del territorio.



