Il 26 ottobre 2026 le principali organizzazioni del sistema finanziario italiano – ABI, ANIA, Assogestioni, Assoreti e AIPB – hanno consegnato al Ministero dell’Economia e delle Finanze una bozza di normativa dedicata ai Savings and Investments Accounts (SIA). Il documento, frutto di un lavoro condiviso, si colloca nel più ampio contesto della Strategia europea per l’Unione del risparmio e degli investimenti (SIU), mirata a trasformare il risparmio privato in capitale produttivo.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di superare la tradizionale concentrazione del risparmio familiare in prodotti a basso rendimento, favorendo invece investimenti di medio-lungo periodo che possano sostenere la crescita delle imprese italiane ed europee. I cinque soggetti, che rappresentano rispettivamente il mondo bancario, assicurativo, del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e del private banking, hanno espresso la volontà di operare in sinergia per dare concretezza alle indicazioni della Commissione europea.
La proposta congiunta delle principali associazioni finanziarie
Obiettivi di mobilitazione del risparmio privato
Il nucleo della proposta è orientato a trasferire una quota più rilevante del patrimonio delle famiglie verso investimenti produttivi con una durata di almeno cinque anni. Questo dovrebbe incrementare le fonti di finanziamento per le imprese, ridurre la dipendenza dal credito bancario tradizionale e rafforzare i mercati dei capitali dell’Unione. I SIA sono pensati come strumenti complementari ai tradizionali PIR, mantenendo inalterato il regime fiscale di questi ultimi, ma introducendo nuove soglie di investimento e un’impronta più europea.
Caratteristiche tecniche dei Savings and Investments Accounts
Due configurazioni: SIA base e SIA alternativo
Il progetto prevede che i SIA possano assumere diverse forme giuridiche – conti titoli, rubriche fondi, gestioni patrimoniali o polizze assicurative – purché siano destinati a persone fisiche fiscalmente residenti in Italia e non coinvolte in attività d’impresa. Almeno il 70 % del portafoglio deve essere investito in strumenti emessi da enti situati nell’UE o nello SEE, con un ulteriore vincolo che almeno il 50 % del patrimonio sia in equity. La liquidità è limitata al 20 % complessivo (10 % in certificati o depositi bancari, 10 % in conti correnti), mentre per ogni singolo emittente è previsto un tetto del 10 % sia per azioni sia per obbligazioni, esclusi i titoli di Stato.
Il modello prevede due tipologie di conto. La versione SIA base non impone restrizioni sulla dimensione delle imprese target e limita gli investimenti a 40 000 euro annui e 200 000 euro complessivi. La variante SIA alternativo, più orientata al capitale di rischio di imprese non quotate o di piccola dimensione, alza i limiti a 300 000 euro annui e 1,5 milioni di euro complessivi. Entrambe le versioni mantengono il limite del 10 % per emittente, per contenere il rischio di concentrazione.
Regime fiscale e ruolo della consulenza
Il beneficio fiscale principale consiste nell’esenzione dall’imposta sui rendimenti finanziari, a patto che le quote siano detenute per almeno cinque anni. In caso di dismissione anticipata, l’investitore deve restituire l’esenzione goduta, con l’applicazione di interessi ma senza sanzioni amministrative; se l’importo viene reinvestito entro 90 giorni, non scaturiscono ulteriori oneri. Inoltre, i SIA sono esenti dall’imposta di successione, rendendoli particolarmente appetibili per la pianificazione patrimoniale.
La proposta assegna al private banking, alla rete di consulenza e alla distribuzione assicurativa un ruolo centrale nella diffusione dei SIA. Il trasferimento del conto da un intermediario all’altro è consentito, sempre nel rispetto dei limiti previsti per ogni prodotto. Le associazioni hanno espresso piena disponibilità a collaborare con il MEF e gli organi di vigilanza per definire i dettagli normativi, garantendo al contempo trasparenza e tutela per gli investitori.



