Il 21 ottobre doveva tenersi a Roma l’incontro denominato “Investire a Roma”, organizzato dal Sole 24 Ore. All’ultimo momento, gli organizzatori hanno comunicato il rinvio dell’evento a data indefinita, specificando che le cause non dipendono da loro. La cancellazione ha colto di sorpresa i numerosi partecipanti, lasciando in sospeso un dibattito atteso sul futuro del settore immobiliare nella capitale.
Il programma annullato e i protagonisti del dibattito
Il calendario previsto era ricco di interventi: rappresentanti di importanti fondi immobiliari come DeA Capital real estate, l’holding italiana Gruppo Ginobbi e PIMCO Prime Real Estate avrebbero discusso temi quali hospitality, logistica, nuove opportunità di investimento e l’interazione tra domanda abitativa e capitali internazionali. Tra gli invitati, inoltre, l’assessore al patrimonio Tobia Zevi e il sindaco di Roma erano previsti per partecipare al panel dedicato al Real Estate nella Capitale: la rivoluzione post Giubileo. Il pubblico atteso comprendeva giornalisti, operatori del settore e responsabili istituzionali.
Le contestazioni degli attivisti e le preoccupazioni urbanistiche
La notizia dell’annullamento ha rapidamente raggiunto i gruppi di cittadini attivi nella difesa del patrimonio urbano. La rete “Generali Liberi”, che da mesi denuncia le scelte della giunta capitolina in materia di rigenerazione, ha espresso preoccupazione per il progetto previsto negli Ex Mercati Generali. In una serie di post su Instagram, gli attivisti hanno accusato i grandi investitori e l’amministrazione di trasformare i quartieri in “patrimonio da mettere in rendita”. Sebbene non fosse stato annunciato alcun intervento di protesta davanti all’Ara Pacis, la tensione è cresciuta, rendendo evidente la frattura tra le politiche di sviluppo e le esigenze dei residenti.
Mappa dei fondi immobiliari presenti a Roma
Le partecipazioni dei fondi al panorama romano si concentrano soprattutto in aree strategiche: InvestiRE, DeA Capital e Fabrica possiedono immobili in zone centrali e periferiche, mentre i gruppi americani hanno acquisito quote significative in diverse zone della Città Eterna. Questa concentrazione di capitale ha alimentato il dibattito su un possibile capitalismo sfrenato senza cuore, in cui le decisioni di investimento sembrano avvenire in parte al di fuori del controllo democratico.
Le dichiarazioni dell’assessore Luca Blasi e il caso “Spin Time”
L’assessore al diritto all’abitare del terzo municipio, Luca Blasi, ha commentato la cancellazione definendola “un cambiamento d’aria a Roma”. Ha sottolineato che non è possibile essere protagonisti nella “cacciata dei settori popolari” e contemporaneamente promuovere un “centro desertificato” dove i fondi immobiliari rappresentano l’unica opportunità di sviluppo. Blasi ha citato l’esperienza estiva in via di Santa Croce in Gerusalemme, dove il progetto “Spin Time” ha mostrato la “vera faccia” delle holding: un modello di investimento privo di attenzione sociale, sostenuto da complicità amministrative e da una presenza capillare nei media.
Il ruolo dei grandi patrimonio di Stato: CDP e Invimit
Oltre ai fondi privati, anche le società di Stato come CDP e Invimit hanno una presenza notevole nel mercato immobiliare romano. Le loro partecipazioni spaziano da edifici storici a complessi logistici, contribuendo a una mappa patrimoniale complessa che rende difficile distinguere gli interessi pubblici da quelli privati. Questa sovrapposizione alimenta le richieste di maggiore trasparenza e di un coinvolgimento più attivo dei cittadini nella definizione delle politiche di rigenerazione urbana.
La cancellazione dell’evento “Investire a Roma” ha messo in luce le tensioni tra investitori, amministrazione e cittadini, evidenziando la necessità di un dibattito più aperto su chi detiene il potere decisionale nel futuro del patrimonio immobiliare della capitale.



