Il 16 settembre 2026 la Federal Reserve ha annunciato un nuovo aumento del tasso di riferimento, fissandolo nel range 3,75 %-4 %. La decisione, presa all’unanimità dal FOMC, ha subito suscitato la reazione dell’esecutivo americano: il portavoce della Casa Bianca, Kush Desai ha definito il provvedimento “infelice” e ha sostenuto che non vi siano motivazioni economiche particolarmente convincenti per questa mossa.
Il contesto della riunione di settembre
Durante l’incontro di settembre, l’FOMC ha spostato il Fed Funds Rate dal precedente intervallo 3,50 %-3,75 % al nuovo range 3,75 %-4 %. Il presidente della Fed, Kevin Warsh nominato da Donald Trump, ha votato a favore del rialzo, ribadendo la volontà di mantenere la politica monetaria aggressiva fino a che l’inflazione non torni in linea con l’obiettivo del 2 %.
Proiezioni future e possibili ulteriori rialzi
La mediana delle previsioni (i cosiddetti “dots”) dei membri del comitato indica un tasso di 4,125 % entro la fine dell’anno, corrispondente al range 4-4,25 %. Sedici dei diciotto governatori ritengono necessario un altro aumento prima del 31 dicembre. Warsh, però, non ha fornito indicazioni precise sui futuri step, sottolineando il suo rifiuto di impegnarsi in forward guidance.
Le ragioni dell’opposizione della Casa Bianca
Desai ha affermato che, alla luce dei dati macroeconomici disponibili, la Fed non dispone di “motivazioni economiche particolarmente convincenti” per alzare ulteriormente il costo del denaro. Secondo la Casa Bianca, una stretta più marcata rischia di “raffreddare” la crescita e di mettere sotto pressione il mercato del lavoro, già sostenuto da una spesa domestica resiliente.
Dati sull’inflazione al centro del dibattito
Nel comunicato della Fed è stato indicato che l’inflazione complessiva (indice PCE) a agosto si aggirava intorno al 3,6 % con il core PCE al 3,2 % e il CPI al 2,4 %. Diverse categorie di beni hanno registrato aumenti superiori al 3 % su base annua, confermando che la pressione sui prezzi rimane elevata. Warsh ha precisato che, nonostante la riduzione dei precedenti sei tagli (totale 175 punti base) iniziati nel luglio , le condizioni finanziarie non sono ancora „restrittive“ secondo la sua valutazione.
Implicazioni per i mercati finanziari
Il contrasto tra la politica monetaria della Fed e la valutazione del governo americano influisce direttamente sui mercati: i tassi più alti aumentano il costo del credito per famiglie e imprese, deprimono i prezzi delle azioni e fanno apprezzare il dollaro. Gli investitori osservano con attenzione le dichiarazioni della Casa Bianca come indicatore di possibile pressione politica sulla banca centrale.



