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3 Novembre 2026

Filantropia efficace: tra bilanci vetrina e donazioni in vita

Un'analisi sui limiti della filantropia d'impresa come strumento di branding e sulle opportunità del «giving while living» per costruire fiducia e impatto.

Filantropia efficace: tra bilanci vetrina e donazioni in vita

Negli ultimi anni è emersa una tensione netta tra ciò che la filantropia dovrebbe essere e come spesso viene raccontata: un conto di risultati e apprendimenti trasformato in una vetrina per il marchio. Molte fondazioni aziendali pubblicano bilanci sociali che privilegiano la narrativa dei fondatori, le fotografie istituzionali e le iniziative di alto profilo, a discapito delle comunità e dei partner che dovrebbero invece essere al centro.

Parallelamente, si assiste a una trasformazione nelle pratiche di donazione: cresce il fenomeno del giving while living, cioè la scelta di effettuare donazioni rilevanti durante la vita, accompagnandone personalmente gli effetti. Questo doppio movimento mette in luce criticità nella rendicontazione e nuove opportunità per misurare l’impatto reale delle risorse private.

Bilanci sociali come vetrine: impatto sul Terzo settore e sulla valutazione

Quando il bilancio sociale di una fondazione è impostato soprattutto per valorizzare la reputazione dell’azienda, emergono effetti concreti e misurabili: i progetti sono scelti per visibilità, diventano puntiformi e disarticolati rispetto a sfide sociali complesse come la povertà educativa o la transizione climatica. Il risultato è che le organizzazioni del Terzo settore si ritrovano a spezzettare iniziative, moltiplicare report e adeguare processi amministrativi a formati molteplici, perdendo tempo prezioso per il lavoro con le persone.

Conseguenze sulla valutazione

La valutazione si piega agli obiettivi di comunicazione: metriche semplici, numeri tondi e storie selezionate diventano il metro d’uso. Anche strumenti avanzati, come gli indici di ritorno sociale, rischiano di trasformarsi in trofei se privi del processo di coinvolgimento degli stakeholder che li legittima. In questo contesto, l’assenza di riflessioni sugli insuccessi e sugli apprendimenti è un indicatore chiaro: il documento non sta rendendo conto a nessuno.

Donazioni in vita e fiducia: numeri e implicazioni per la filantropia

Il fenomeno del giving while living riporta la donazione nel presente personale del donatore: non più solo una disposizione testamentaria, ma un percorso in cui chi dona può conoscere i progetti, dialogare con le organizzazioni e verificare risultati. I dati italiani mostrano questa tendenza: nel 2025 sono state registrate 216.558 donazioni di beni immobili e 46.864 donazioni di beni mobili. Più del 35% dei donatori immobiliari ha oltre 76 anni, mentre quasi un beneficiario su quattro ha tra i 18 e i 35 anni, segnalando una mobilità generazionale nei flussi patrimoniali.

Quadro europeo e ostacoli alla fiducia

Su scala europea la filantropia ha dimensioni significative: le donazioni annuali in 23 Paesi sono stimate in almeno 104,5 miliardi di euro, mentre oltre 175.000 fondazioni vantano un patrimonio complessivo stimato intorno a 516 miliardi di euro. Nonostante le cifre, la questione cruciale rimane la fiducia: in un sondaggio il 67,7% degli intervistati considera essenziale fidarsi di un’organizzazione prima di donare, ma solo il 18,3% dichiara un livello elevato di fiducia. Questa distanza diventa decisiva quando si parla di trasferimenti patrimoniali significativi.

La recente riforma italiana delle donazioni (operativa dal 18 giugno 2026) ha reso più sicura la circolazione degli immobili donati e ne facilita l’uso come garanzia per il credito, riducendo alcuni ostacoli tecnici ai trasferimenti in vita. Questo tipo di cambiamento normativo può favorire un maggior ricorso al giving while living come strumento di pianificazione patrimoniale e filantropica.

Arte, finanza e misurazione dell’impatto culturale

Il capitale privato può anche essere orientato alla cultura, ma qui la misurazione dell’impatto supera il semplice rendimento finanziario. Sostegni a musei, restauri e programmi espositivi generano occupazione, formazione e attrattività territoriale, effetti che non sempre si traducono in ricavi immediati. Per questo servono approcci finanziari calibrati, come la finanza mista e l’impact investing, che combinano risorse pubbliche e private e bilanciano obiettivi culturali con sostenibilità economica.

La sfida è definire criteri trasparenti che non riducano il valore culturale alla sola redditività economica, valorizzando aspetti difficili da quantificare come la qualità della ricerca e la conservazione del patrimonio. Solo così la ricchezza privata può trasformarsi in un valore pubblico duraturo e non in una mera operazione di immagine.

Per rendere la filantropia più efficace occorre spostare il centro dalla promozione dell’impresa alla costruzione di relazioni di fiducia, scegliere forme di donazione che permettano apprendimenti reali e adottare metriche di valutazione partecipative che considerino benefici concreti per comunità e settori culturali.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.