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17 Settembre 2026

Gestione attiva: nuova frontiera per portafogli resilienti

La gestione attiva si evolve: dalla semplice ricerca di alfa alla creazione di portafogli più solidi e su misura per ogni investitore.

Gestione attiva: nuova frontiera per portafogli resilienti

Negli ultimi anni i mercati hanno mostrato segni di crescente concentrazione e una più ampia dispersione dei rendimenti. Questo mutamento ha spinto gli investitori a riconsiderare il ruolo della gestione attiva non più vista come un semplice strumento per battere il benchmark, ma come un mezzo per costruire portafogli più resilienti in grado di affrontare la volatilità e le incognite macroeconomiche.

Fidelity International, attraverso l’analisi condotta dal suo capo della asset management, Andrew Wells, evidenzia come la complessità attuale richieda un approccio più selettivo. Inflazione, tassi di interesse, cicli economici non più sincronizzati e l’impatto dell’intelligenza artificiale hanno generato una nuova dinamica di valutazione, dove la differenza tra aziende capaci di creare valore e quelle stagnanti è più marcata che mai.

La complessità dei mercati spinge verso una gestione più selettiva

Secondo Wells, l’attuale scenario ha allargato la dispersione tra le valutazioni, creando opportunità per i gestori che sanno approfondire i fondamentali. La capacità di identificare le società con vantaggi competitivi sostenibili permette di costruire un portafoglio orientato al lungo periodo rispondendo a tre domande chiave sul rischio: dove, quando e come assumerlo. Queste scelte dipendono dalla profonda comprensione degli obiettivi dell’investitore e dalla capacità di interpretare un contesto di mercato sempre più sfaccettato.

In pratica, l’analisi non si limita più a confrontare i titoli con un indice di riferimento, ma mira a dare a ciascuna esposizione una funzione precisa all’interno della composizione globale. L’accesso al beta rimane fondamentale, ma viene integrato da strumenti capaci di cogliere opportunità specifiche e di gestire i diversi fattori di rischio in modo mirato.

Rischio, beta e alfa: un nuovo equilibrio

La tradizionale distinzione tra beta e alfa si sta dissolvendo. Oggi i gestori attivi cercano non solo di superare il mercato, ma di utilizzare l’alfa per rendere il portafoglio più coerente con gli obiettivi di rischio dell’investitore. Questa visione più olistica porta a combinare i due elementi in modo selettivo: il beta fornisce la base di esposizione, mentre l’alfa aggiunge valore dove la ricerca indica potenziali guadagni extra-benchmark.

Strategie sistematiche vs. ad alta convinzione

Nel panorama attuale emergono due filoni complementari. Le strategie sistematiche applicano regole trasparenti e disciplinate, basandosi su segnali derivanti dalla ricerca proprietaria. Esse consentono di definire con precisione il livello di rischio assunto e di mantenere la coerenza con la asset allocation complessiva. Dall’altro lato, le strategie ad alta convinzione adottano un approccio più discrezionale, lasciando spazio a deviazioni significative dal benchmark quando le analisi indicano opportunità di alpha robusto.

La concentrazione dei mercati, con la predominanza di mega-cap altamente correlate, riduce la diversificazione implicita degli indici. In tale contesto, l’uso consapevole del momentum e dei flussi di capitale può trasformare la dispersione da rischio in una fonte di ritorno aggiuntivo per i gestori attivi.

Personalizzazione della ricerca: il vero valore dell’alfa

Il vero punto di forza della gestione attiva risiede nella capacità di tradurre gli insight proprietari in soluzioni su misura. Wells sottolinea che l’alfa diventa realmente efficace solo quando è adattato al profilo di rischio, ai vincoli e agli obiettivi specifici dell’investitore, anziché essere implementato attraverso un modello unico e universale.

Le nuove linee di sviluppo prevedono quindi un’offerta ibrida: da un lato, fondi ad alta convinzione liberi di deviare dal benchmark, dall’altro, prodotti sistematici che si inseriscono in una più ampia allocazione di attivi. In questo modo, il beta continua a fungere da “fondamenta”, mentre l’alfa viene impiegato in modo mirato per migliorare la resilienza e la performance a lungo termine del portafoglio.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.