Il governo ha rivisto una parte degli incentivi all’occupazione con il decreto del 1° maggio, ridefinendo criteri, durate e tetti degli sgravi.
L’intervento concentra l’attenzione su tre ambiti distinti: le lavoratrici, i giovani sotto i 35 anni e le imprese del Mezzogiorno inserite nella ZES unica. Le novità puntano non solo a ridurre il costo del lavoro, ma anche a indirizzare le risorse verso profili considerati più vulnerabili o territori con maggiore bisogno di rilancio.
Accanto alle misure per favorire le assunzioni stabili compare inoltre un incentivo dedicato all’organizzazione del lavoro: una decontribuzione pensata per chi adotta pratiche di conciliazione vita-lavoro. Il testo modifica quindi la natura degli sgravi, rendendoli più selettivi e legandoli a requisiti precisi per evitare sostituzioni e impieghi fittizi.
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Rafforzamento del bonus per le donne
La misura indirizzata alle donne è stata potenziata con l’obiettivo di favorire contratti a tempo indeterminato. Le imprese che assumono lavoratrici senza un impiego retribuito regolarmente da almeno 24 mesi possono beneficiare di un esonero contributivo del 100% per due anni, con un limite massimo di 650 euro al mese. Nelle aree della ZES del Mezzogiorno il tetto sale a 800 euro, segnalando un chiaro intento di stimolare l’occupazione meridionale. Restano però condizioni stringenti: l’assunzione deve contribuire a un aumento netto dei posti di lavoro e non possono essere presenti licenziamenti nell’unità produttiva nei sei mesi precedenti, per evitare che lo sgravio serva a rimpiazzare lavoratori già impiegati.
Vincoli e categorie protette
Il beneficio per le donne contempla anche casi particolari: per le lavoratrici classificate come svantaggiate secondo la legge, il periodo senza impiego richiesto scende a 12 mesi. Il criterio sottolinea l’intento di rivolgersi a profili che incontrano più difficoltà nel reinserimento professionale, mantenendo però misure di controllo per limitare abusi e distorsioni nella gestione delle risorse.
Bonus under 35: proroga e limiti pratici
Per i giovani under 35 lo sgravio è confermato e prorogato fino al 31 dicembre 2026, con un’agevolazione piena per 24 mesi e un tetto mensile di 500 euro, elevabile a 650 euro nelle regioni indicate come più svantaggiate (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria). Il provvedimento mira a rendere più conveniente la trasformazione di rapporti precari in contratti stabili, ma la platea non è universale: occorre che il lavoratore non abbia avuto un’occupazione retribuita regolare negli ultimi 24 mesi, o 12 mesi per chi rientra in specifiche categorie svantaggiate.
Esclusioni e durate differenziate
Non tutte le assunzioni rientrano automaticamente nel beneficio: sono escluse, tra le altre, le prestazioni domestiche e l’apprendistato. In alcuni contratti lo sgravio può essere limitato a 12 mesi invece che ai 24 previsti per la regola generale. Questa differenziazione conferma la volontà di concentrare gli incentivi su chi è effettivamente lontano dal mercato del lavoro e su tipologie contrattuali che incrementano la stabilità occupazionale.
ZES 2.0 e sostegno alle piccole imprese del Sud
La terza direttrice dell’intervento riguarda la ZES unica del Mezzogiorno, con incentivi pensati per le micro e piccole imprese. Nel 2026 le aziende con un organico massimo di 10 dipendenti potranno ottenere uno sgravio totale dei contributi fino a 650 euro mensili per due anni se assumono lavoratori con almeno 35 anni e che risultano disoccupati da almeno 24 mesi. La logica è sostenere chi, in territori con tessuto produttivo fragile, vede ogni nuovo assunto pesare significativamente sul bilancio aziendale, tentando al contempo di ridurre il divario occupazionale geografico.
Infine, il decreto introduce una misura rivolta alla qualità dell’organizzazione aziendale: le imprese che acquisiscono la certificazione prevista dal decreto legislativo 184 del 2026 possono ottenere una decontribuzione fino all’1% dei contributi a carico del datore di lavoro, entro il limite di 50.000 euro annui. Questo incentivo è pensato per chi investe in strumenti di maternità, paternità e conciliazione, ma la portata pratica dipenderà da un successivo decreto attuativo che dovrà dettagliare criteri e modalità di accesso.
In sintesi, il pacchetto di misure ridisegna gli sgravi puntando a target specifici e più selettivi: donne in difficoltà occupazionale, giovani fragili e piccole aziende del Sud. L’efficacia finale sarà determinata dalla semplicità di applicazione delle norme, dalla dotazione finanziaria effettiva e dalla capacità di tradurre gli sgravi in contratti stabili e migliori condizioni di lavoro per chi cerca un’occupazione duratura.
