Il Superbonus ha dominato la scena edilizia italiana per diversi anni, spingendo gli investimenti in ristrutturazione a livelli record. Con la graduale eliminazione delle detrazioni, il settore comincia ora a mostrare i primi segnali di rallentamento. Il primo trimestre del 2026 evidenzia una contrazione del 2,7% negli investimenti residenziali rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, mentre, a livello aggregato, gli investimenti fissi lordi registrano una crescita dello 0,7%. La divergenza di 3,4 punti percentuali indica una debolezza specifica del comparto abitativo.
Dati trimestrali: investimenti residenziali in contrazione
Secondo l’analisi del centro studi Unimpresa, il valore degli investimenti residenziali nel trimestre in esame ammonta a 22,999 miliardi di euro. Sebbene il dato trimestrale mostri un calo, il confronto su base annua resta positivo: i numeri sono ancora 16,6% più alti rispetto al primo trimestre del 2025. Questo doppio andamento – crescita annua ma contrazione trimestrale – suggerisce che la spinta dei bonus è stata sostanziale, ma ora sta perdendo vigore. Il fenomeno è più marcato in Italia rispetto alle altre grandi economie dell’area euro, dove la riduzione progressiva degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni sta influenzando la domanda.
Confronto anno su anno: +16,6% ma -2,7% rispetto al trimestre precedente
Il dato del +16,6% su base annua riflette un mercato ancora dinamico, sostenuto da lavori avviati durante i picchi del Superbonus. Tuttavia, la variazione -2,7% rispetto al trimestre immediatamente precedente traduce una perdita di slancio: le imprese e le famiglie, private dei vantaggi fiscali più generosi, stanno ricalibrando i propri piani di spesa. La normativa attuale prevede una detrazione ordinaria del 36% per le ristrutturazioni e del 50% quando l’intervento è effettuato dal proprietario o titolare di diritto reale sull’immobile, ma questi livelli sono risultati insufficienti a mantenere l’entusiasmo dei precedenti anni.
Segnali di rallentamento sul mercato edilizio
Il calo degli investimenti residenziali è accompagnato da una diminuzione dei permessi di costruire. Nel primo trimestre del 2026 sono state autorizzate 12.555 nuove abitazioni, con una riduzione del 9,2% nel numero di unità rispetto al trimestre precedente e del 5,5% nella superficie utile abitabile. Sullo stesso arco temporale, rispetto al primo trimestre del 2025, il numero di autorizzazioni è rimasto quasi stabile (-0,5%), mentre la superficie è cresciuta del 4,4%. Parallelamente, l’indice di produzione delle costruzioni dell’Istat ha mostrato una contrazione dell’1,4% da giugno a luglio e dell’1,2% su base annua per luglio, con una media di contrazione dello 0,8% nei mesi di maggio-luglio. Nonostante ciò, il dato aggregato dei primi sette mesi rimane positivo (+1,3% corretto per effetto di calendario).
Prezzi delle case in crescita e prospettive di politica abitativa
Il mercato immobiliare non ha subito un crollo dei valori: nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 4,0% su base annua, con incrementi distinti del 5,0% per le case nuove e del 3,7% per quelle esistenti. Le compravendite, però, hanno quasi arrestato la crescita, attestandosi a un modesto +0,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo un robusto +4,4% registrato nei primi tre mesi dell’anno. Questo dualismo – valori in rialzo e volume di scambio quasi piatto – delinea un mercato a due velocità.
Il punto di vista di Paolo Longobardi
Paolo Longobardi presidente di Unimpresa, sottolinea che il problema non riguarda solo l’edilizia, ma la maniera con cui l’Italia struttura le proprie politiche economiche. Secondo le sue parole, l’alternarsi di periodi di “incentivi eccezionalmente generosi” a “sistemi più selettivi” genera accelerazioni e frenate nell’economia reale, una sorta di “fisarmonica” politica. Longobardi invita a una politica strutturale della casa che concilie sostenibilità dei conti pubbliciriqualificazione del patrimonioefficienza energetica e capacità di investimento delle famiglie. Per gli attori del settore – famiglie e imprese, soprattutto le piccole e medie – la stabilità delle regole è più importante di un beneficio temporaneo elevato, perché consente una pianificazione più efficace dei progetti.
La transizione verso un mercato più equilibrato deve essere governata da incentivi selettivi, sostenibili e, soprattutto, stabili nel tempo. Solo così il comparto abitativo potrà continuare a generare valore senza dipendere da “scorciatoie fiscali” di carattere temporaneo.



