Negli ultimi anni la percezione delle criptovalute è cambiata radicalmente tra gli investitori con patrimoni consistenti: da semplice curiosità speculativa sono diventate una componente strutturale dei portafogli di alto valore. Un’indagine condotta da CoinShares, basata su più di 2.200 risposte raccolte in sette mercati chiave, evidenzia come la quota di chi detiene asset digitali sia ormai superiore a sei su dieci tra gli investitori con disponibilità tra 500.000 e oltre un milione di dollari.
Una presenza consolidata: oltre il 65% dei ricchi investe in cripto-asset
Secondo i risultati, circa due investitori su tre destinano una percentuale media intorno al 10% del loro patrimonio complessivo alle criptovalute. Tale incidenza è paragonabile a quella riservata a classi tradizionali come il private equity o le materie prime. La tendenza si rispecchia in tutti i Paesi analizzati, con il United States il Regno Unito e la Germania che mostrano una penetrazione del 70%, mentre l’Italia si attesta al 58%.
Distribuzione geografica e ruolo dei consulenti
In Italia, la quota di investimenti in cripto tramite un wealth manager è del 40%, nettamente superiore alla media europea del 27%. La ricerca indica inoltre che il 85% dei soggetti che ancora non ha investito sarebbe disposto a farlo affidandosi a un consulente finanziario, sebbene solo il 13% dei professionisti raccomandi attivamente questi prodotti.
Motivazioni di lungo periodo: diversificazione e fiducia nella blockchain
Contrariamente alla credenza popolare che lega le cripto a guadagni rapidi, la maggior parte degli investitori ad alta liquidità adotta una visione pluriennale. L’obiettivo principale è la diversificazione del rischio: le fluttuazioni dei tassi d’interesse, l’inflazione e le tensioni geopolitiche spingono verso asset percepiti come “copertura” contro l’incertezza macroeconomica. Bitcoin, percepito come una riserva digitale, è presente in oltre l’80% dei portafogli, ma il 90% di chi lo detiene possiede anche altre criptovalute, indicando una strategia più ampia.
Funzioni distinte di Bitcoin, Ethereum e stablecoin
Bitcoin è descritto come un’alternativa al denaro tradizionale, grazie alla sua offerta limitata. Ethereum e Solana invece, forniscono le basi per gli smart contract e la tokenizzazione di asset reali, aprendo la strada a una finanza ibrida. Le stablecoin, d’altro canto, stanno rivoluzionando i pagamenti con liquidità istantanea e senza confini.
Il divario generazionale e il futuro trasferimento di ricchezza
Gli investitori più giovani (<45 anni) dedicano in media il doppio della quota di portafoglio alle cripto rispetto ai più senior, mostrando una propensione al rischio più marcata e una forte convinzione ideologica. Questo fenomeno assume rilevanza dinanzi al previsto trasferimento di circa 83.000 miliardi di dollari dalle generazioni più anziane a quelle più giovani entro i prossimi due decenni, un patrimonio che sarà gestito prevalentemente da nativi digitali.
Soluzioni regolamentate: l’opzione ETP di CoinShares
Per colmare il gap tra domanda e offerta, CoinShares ha puntato fin dal 2015 sui ETP (Exchange Traded Products) regolamentati. Questi strumenti, quotati in borsa, consentono di integrare le operazioni di staking di Ethereum e Solana, garantendo rendimenti fissi (1,25% per Ethereum, 3% per Solana) direttamente nel NAV del prodotto. L’approccio elimina i rischi di custodia e facilita la due- diligence per le banche private.
La crescente intermediazione da parte di wealth manager, la presenza di prodotti regolamentati e il supporto di una generazione più giovane suggeriscono che la quota di cripto-asset nei portafogli di alto valore continuerà a crescere nei prossimi anni.



