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17 Settembre 2026

Mercati finanziari in tensione: l’impatto delle obbligazioni e delle materie prime

Wall Street ha registrato un calo significativo, influenzato da una vendita globale di obbligazioni sovrane e dall'aumento dei prezzi del petrolio

Mercati finanziari in tensione: l'impatto delle obbligazioni e delle materie prime

Wall Street ha chiuso in calo oggi dopo una giornata di forti vendite di obbligazioni sovrane e pressioni sui titoli tecnologici, con effetti visibili anche sui mercati asiatici e sulle materie prime. Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2026.

La dinamica è rilevante perché l’aumento dei rendimenti a lungo termine e i prezzi energetici elevati hanno modificato il profilo rischio/rendimento per investitori istituzionali e retail, comprimendo i titoli growth e favorendo il settore energia. Le tensioni geopolitiche e un aumento delle emissioni obbligazionarie societarie hanno contribuito al quadro.

Impatto sui mercati statunitensi

Il rendimento del decennale Usa si è attestato al 4,707% mentre il Dow Jones ha perso 116,38 punti, lo 0,22% chiudendo a 53.343,40 punti. L’S&P 500 ha ceduto 53,09 punti, lo 0,69% a 7.691,97 punti, e il Nasdaq Composite è sceso a 26.289,71 punti. Tra i pesi del Dow, Caterpillar, Chevron, Goldman Sachs e Cisco Systems hanno chiuso in positivo; Nike, Walt Disney e Microsoft hanno registrato le peggiori performance.

Obbligazioni, emissioni corporate e rendimenti globali

La vendita sui bond è stata collegata a una crescita delle emissioni da parte di società legate all’intelligenza artificiale che finanziano data center e chip, creando competizione per la domanda di titoli di Stato. I Treasury a 30 anni hanno salito fino al 5,324%. In Giappone il rendimento a 10 anni ha raggiunto il 2,93% con un’asta a cinque anni che ha registrato un rapporto domanda/offerta pari a 4,15 e un rendimento dell’obbligazione a cinque anni sceso a 2,15% mentre il 76% delle obbligazioni è stato acquistato da soggetti non identificati.

Materie prime, valute e mercati asiatici

Il petrolio Brent ha guadagnato lo 0,77% a 91,57 dollari al barile, mentre il WTI è salito dello 0,05% a 84,45 dollari al barile. L’oro spot è aumentato dello 0,03% a 4.336,02 dollari all’oncia. L’euro si è mantenuto vicino a 1,1575 sul dollaro. In Asia il Nikkei è sceso del 2,12% e il Kospi dello 0,77%, con pressioni sui titoli tecnologici locali; in Cina l’indice CSI 300 ha perso lo 0,81%.

Fattori geopolitici e finanziamenti per l’AI

Le tensioni nello Stretto di Hormuz e le incertezze politiche hanno sostenuto i prezzi energetici; inoltre, un impegno privato significativo è emerso nel settore AI, con Nvidia che ha accettato di sostenere fino a 105 miliardi di dollari di finanziamenti per un nuovo campus di data center di OpenAI in Ohio. Questi elementi hanno alimentato preoccupazioni sull’inflazione e sulla quantità di debito in circolazione, influenzando la curva dei rendimenti e il posizionamento degli investitori.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.