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Part-time incentivato e credito d’imposta ZES: cosa cambia per lavoratori e imprese

Negli ultimi interventi normativi è emersa una strategia che cerca di conciliare due esigenze spesso in tensione: permettere ai lavoratori prossimi alla pensione di alleggerire il ritmo di lavoro e, al tempo stesso, creare spazi occupazionali per i giovani.

Il cuore dell’iniziativa è il part-time incentivato, pensato come passaggio graduale all’uscita dal mercato del lavoro, affiancato da misure dedicate alle piccole e medie imprese contenute nel Ddl Pmi.

Come funziona il part-time incentivato

La norma consente ai dipendenti privati con contratto a tempo pieno e indeterminato che matureranno i requisiti pensionistici entro il 2027 di ridurre l’orario di lavoro tra il 25% e il 50%. L’obiettivo è favorire una transizione graduale senza ridurre il montante contributivo: è previsto un esonero dal versamento della quota di contributi sulla porzione di retribuzione fino a un tetto massimo di 3.000 euro, in modo che la contribuzione sia calcolata come se il lavoratore avesse mantenuto il tempo pieno.

Requisiti e ambito di applicazione

Possono accedere solo i lavoratori del settore privato con rapporto a tempo pieno e indeterminato, e la misura è riservata alle imprese di dimensione ridotta: solo aziende con meno di 50 dipendenti possono attivare il part-time incentivato. Si tratta inoltre di una sperimentazione limitata al biennio 2026-2027, pensata come prova per valutarne l’impatto prima di eventuali estensioni.

Il nodo del ricambio generazionale

La misura collega direttamente l’agevolazione per il lavoratore senior con l’assunzione stabile di giovani: ogni passaggio al part-time incentivato obbliga l’azienda ad assumere un lavoratore under 35 con contratto a tempo indeterminato. Se la condizione non viene rispettata, l’impresa perde il diritto all’agevolazione. In questo modo il beneficio contributivo diventa uno strumento per promuovere il ricambio generazionale nelle imprese italiane.

Limiti pratici e coperture

Un tema cruciale riguarda le risorse disponibili: gli stanziamenti previsti consentirebbero, secondo le previsioni, di attivare la misura per un numero limitato di lavoratori, stimato in circa un migliaio. Questo pone il problema della selettività e della replicabilità su scala più ampia, oltre alla necessità di monitorare l’efficacia nell’incrementare l’occupazione giovanile.

Ddl Pmi: misure complementari e focus sul Sud

Il testo dedicato alle piccole e medie imprese non si limita alle regole sul part-time: tra le novità più rilevanti ci sono azioni per tutelare i marchi storici, incentivi fiscali per utili reinvestiti e misure contro le recensioni false nel turismo. Un capitolo a parte riguarda poi il sostegno agli investimenti nel Mezzogiorno tramite il credito d’imposta ZES Unica, con regole precise su tempistiche, certificazioni e aliquote.

Credito d’imposta ZES Unica 2026: scadenze e modalità

Per il credito d’imposta ZES Unica 2026 le imprese devono inviare la comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate dal 31 marzo 2026 al 30 maggio 2026, indicando spese già sostenute e quelle previste entro il 31 dicembre; la comunicazione integrativa per confermare gli investimenti va inviata dal 3 gennaio 2027 al 17 gennaio 2027. La dotazione finanziaria per il 2026 è di 2,3 miliardi di euro e, se le richieste superano il plafond, l’Agenzia applicherà una percentuale di riparto riducendo proporzionalmente il credito effettivo.

Obblighi di certificazione e beni agevolabili

L’accesso richiede l’uso del nuovo modello aggiornato con il provvedimento del 30 gennaio 2026 e l’obbligo della certificazione dei costi da parte di un revisore legale o di una società di revisione iscritta. Sono ammissibili macchinari nuovi, impianti e immobili strumentali (entro il limite del 50% del valore complessivo). È previsto un vincolo di mantenimento: i beni devono restare destinati alla struttura produttiva nel Mezzogiorno per almeno 5 anni (3 anni per le PMI), pena la revoca del beneficio.

Aliquote, requisiti minimi e settore agricolo

L’intensità del beneficio varia per regione e dimensione d’impresa: ad esempio Calabria, Campania, Puglia e Sicilia vedono aliquote fino al 60% per le PMI, mentre per Taranto e Sulcis sono previste maggiorazioni fino al 70% per le piccole imprese. L’investimento minimo è fissato in 200.000 euro e il tetto massimo per progetto arriva a 100 milioni. L’Agenzia ha chiarito che anche le imprese agricole che determinano il reddito su base catastale possono accedere, con modalità adattate alla contabilità agricola.

Nel complesso, il pacchetto normativo cerca di mettere a sistema politiche del lavoro e strumenti di incentivo agli investimenti: il part-time incentivato punta a favorire un’uscita serena dal lavoro per i più anziani e a liberare opportunità occupazionali per i giovani, mentre il credito d’imposta ZES mira a sostenere nuovi insediamenti e ammodernamenti industriali nel Mezzogiorno. Entrambe le misure richiedono attenzione alle scadenze, ai requisiti e alle certificazioni per trasformare le opportunità normative in risultati concreti.

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