La dinamica della spesa pensionistica non dipende solo dall’invecchiamento della popolazione: il Documento di finanza pubblica individua tre elementi concreti che la stanno alimentando.
In primo luogo, la rivalutazione degli assegni in base all’inflazione ha un impatto immediato sui conti; in secondo luogo, le uscite anticipate realizzano flussi che compressano la sostenibilità; infine, il costante ricambio delle nuove liquidazioni mantiene elevato il livello degli oneri previdenziali. Questo quadro spiega perché i tecnici della finanza pubblica monitorano con attenzione sia le previsioni dei prezzi sia le misure normative che regolano le pensioni.
Le proiezioni contenute nel documento mostrano come questi fattori incidano sulla spesa primaria e sulla traiettoria della spesa primaria netta, parametro chiave nelle regole europee di bilancio. Gli scenari macro evidenziano un incremento dell’indicizzazione legato alla fiammata dei prezzi energetici e petroliferi: la stima dell’inflazione per il 2026 è salita dall’1,5% a una previsione del 2,4%, mentre il deflatore dei consumi è atteso salire dall’1,4% del 2026 al 2,8% nel 2026, con un picco nel quarto trimestre seguito da un successivo rallentamento.
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I tre motori della crescita della spesa
Il primo elemento, la indicizzazione, traduce l’aumento dei prezzi in maggiori assegni erogati: secondo il Dfp, la spesa per le prestazioni sociali in denaro passerebbe da oltre 459 miliardi nel 2026 a quasi 471,8 miliardi nel 2026 e a 487,3 miliardi nel 2027, equivalente al 20,5% del Pil. Il secondo fattore, le uscite anticipate, comporta anticipazioni di liquidazione che accelerano i pagamenti e impattano sulla spesa corrente; il terzo è il costante ingresso di nuovi beneficiari, ossia le nuove liquidazioni che mantengono elevato il monte pensioni complessivo.
Indicizzazione e impatto sull’assegno
La revisione al rialzo del tasso di indicizzazione per il prossimo anno è il canale più visibile: con l’inflazione rivista al 2,4% per il 2026, gli adeguamenti pesano direttamente sulle uscite. Nel dettaglio, la sola voce pensioni aumenterebbe da 352,4 miliardi previsti per il 2026 a oltre 365,9 miliardi nel 2027. Questo effetto è amplificato dalla correlazione tra prezzi energetici e indice dei consumi, che comporta un’accelerazione temporanea della spesa prima che la dinamica dei prezzi si normalizzi.
Uscite anticipate e nuove liquidazioni
Le uscite anticipate modificano il profilo temporale delle erogazioni: anticipando il diritto si alza la spesa nel breve periodo e si diluiscono gli effetti nel lungo termine, ma il risultato netto resta un aumento delle uscite correnti. Allo stesso tempo, le nuove liquidazioni legate al ricambio demografico e alle normative vigenti sostengono un livello di spesa elevato. In pratica, oltre all’indicizzazione, sono questi flussi di entrata e uscita a determinare la persistenza della pressione di spesa sui conti pubblici.
Conseguenze sulle finanze pubbliche e scelte politiche
L’aumento della spesa primaria corrente, rivisto al 2% invece dell’1,5% stimato in autunno, determina uno scostamento rispetto agli obiettivi del Piano strutturale di bilancio: nel 2027 l’indicatore chiave è previsto crescere del 2,2%, superando il limite massimo dell’1,9% concordato con la Commissione europea. Per contenere il debito e rispettare i vincoli, il governo contempla misure complementari come un piano di privatizzazioni e dismissioni pari allo 0,8% del Pil entro il 2028, cioè quasi 19 miliardi da destinare alla riduzione del debito, che quest’anno è stimato al 138,6% del Pil.
Rischi finanziari e attività di controllo
Parallelamente alle tensioni sulla spesa pensionistica, emergono rischi legati alle garanzie pubbliche: l’escussione delle garanzie sui prestiti è costata 3,2 miliardi, 700 milioni in più rispetto al 2026. Di questi, 2,5 miliardi riguardano il Fondo Pmi, con 2,1 miliardi riconducibili a garanzie legate a Covid e crisi ucraina e 500 milioni riferiti agli schemi Garanzia Italia e Supportitalia. Nel complesso lo stock di coperture è diminuito a 293 miliardi, pari al 13% del Pil, lontano dal picco del 16% del 2026; il principale utilizzo resta il sostegno all’export e all’internazionalizzazione con 116 miliardi.
Controlli sul Superbonus e immobili
Il Documento segnala inoltre che lo scatto della spesa netta dello scorso anno è in parte imputabile allo Superbonus 110%, che ha portato la spesa netta dall’atteso 1,3% all’1,9%. Per contrastare abusi e sanare posizioni, l’Agenzia delle Entrate ha avviato verifiche: sono stati effettuati pre-controlli su circa 3.500 immobili, di cui 1.050 hanno regolarizzato la situazione, circa 900 non avevano obblighi e 1.550 devono ancora mettersi in regola. Nel 2026 sono state presentate spontaneamente 70.000 dichiarazioni di variazione catastale, con un aumento del 25% rispetto all’anno precedente.
In sintesi, la crescita della spesa pensionistica è il risultato di elementi strutturali e congiunturali: indicizzazione legata all’inflazione, effetti delle uscite anticipate e il flusso continuo di nuove liquidazioni. Le scelte di politica economica e le misure di controllo amministrativo saranno determinanti per mitigare l’impatto sui conti pubblici e per orientare la traiettoria del debito nei prossimi anni.

