Venerdì mattina i mercati obbligazionari hanno registrato una delle più marcate corse al rialzo degli ultimi anni. L’OAT decennale francese si è posizionata intorno al 4,67%, al di sotto di un lieve picco iniziale, mentre il Bund tedesco a 10 anni è sceso a circa il 3,59%. Nonostante il modesto ritracciamento, il spread fra i due titoli ha superato i 110 punti base, un livello non visto dalla crisi del debito sovrano del 2012.
Spread record e timori politici in Francia
Il divario di finanziamento evidenzia il premio di rischio che gli investitori attribuiscono a Parigi. La recente degradazione del rating da parte di Scope ha amplificato le preoccupazioni legate al prossimo ballottaggio presidenziale del 2027, dove potrebbero fronteggiarsi estremi di destra e sinistra.
Il turbo dei Treasury USA e le ripercussioni sui mutui
Negli Stati Uniti, il rendimento dei Treasury trentennali ha rotto la soglia del 5,5%, il livello più alto dal 2004. Parallelamente, il Treasury a 10 anni ha toccato il 5,3%, pari ai picchi del 2007. Questi aumenti hanno spinto il tasso medio dei mutui ipotecari a 30 anni al 7%, un punto percentuale in più rispetto ai livelli pre-conflitto iraniano e al massimo registrato da gennaio 2025. Il rincaro dei costi di finanziamento sta già colpendo i potenziali acquirenti di case, con possibili effetti di rallentamento sul mercato immobiliare statunitense.
Obbligazioni e azioni in doppio calo
Un fenomeno insolito sta avvenendo: sia le obbligazioni sia le azioni stanno scendendo contemporaneamente. Il CEO di Webull UK, Nick Saunders, ha spiegato che l’inflazione persistente, alimentata da shock energetici e dal conflitto in Medio Oriente, sta erodendo la tradizionale attrattiva delle obbligazioni come bene rifugio. L’analogia con gli anni ’70, quando i rendimenti dei gilt britannici impennati accompagnavano un calo azionario del 73%, evidenzia la rarità dell’attuale combinazione, anche se le economie moderne sono meno dipendenti dal petrolio.
Analisi degli esperti: differenze tra paesi europei
Secondo gli economisti di Oxford Economics, l’impennata dei tassi è per lo più temporanea e riflette una nuova valutazione delle politiche monetarie in risposta ai prezzi dell’energia. La maggior parte dei bilanci pubblici può sostenere tassi più alti grazie alla lunga scadenza media del debito. Tuttavia, Francia e Italia rimangono vulnerabili: entrambi i paesi dovrebbero aumentare la rigidità di bilancio di oltre un punto percentuale del PIL per compensare gli interessi più costosi. Al contrario, Spagna, Grecia e Portogallo mostrano una maggiore capacità di assorbire la pressione.
Reazioni dei mercati azionari e delle commodities
Le quotazioni azionarie hanno risentito dell’aumento dei rendimenti: il Dow Jones è sceso dello 0,67%, il Nasdaq del 0,92% e l’S&P 500 del 0,77%. In Europa, l’Euro Stoxx 600 ha registrato un calo mensile del 2,2% e il FTSE MIB è sceso del 2,4%. Il prezzo del petrolio continua a spingere l’inflazione, con il Brent vicino ai 100 USD al barile (+1,80%) e il WTI a 94 USD (+1,64%). Oro e rame hanno mostrato movimenti contrastanti, mentre l’euro/dollaro è rimasto stabile a 1,1357. Anche le criptovalute hanno trovato terreno più stabile, con Bitcoin intorno agli 83 000 USD.



