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Cpi di febbraio: crescita contenuta ma rincari alimentari e rischio energia

La rilevazione mensile dei prezzi al consumo mostra una dinamica ancora vivace: il CPI è salito dello 0,3% rispetto al mese precedente e si attesta al 2,4% su base annua.

Questi numeri, pubblicati dal Bureau of Labor Statistics, sono sostanzialmente in linea con le attese degli economisti, ma mantengono il dibattito acceso sul futuro della politica monetaria e sul potere d’acquisto delle famiglie.

L’analisi deve però tenere conto di due elementi di contesto: da un lato il comportamento dei prezzi alimentari, che sta crescendo più rapidamente rispetto all’ultimo anno sotto Biden; dall’altro le distorsioni temporanee collegate alla mancata raccolta dati durante la chiusura del governo, un periodo di 43-day government shutdown che ha costretto la BLS ad applicare stime per alcuni mesi e che potrebbe imprimere un lieve bias verso il basso nelle letture fino alla primavera.

Dati chiave e letture core

Il dettaglio principale mostra che il core CPI — cioè la misura che esclude cibo e energia per evidenziare la tendenza sottostante — è aumentato dello 0,2% su base mensile e del 2,5% su base annua. Questa distinzione tra headline e core è cruciale: mentre il primo cattura l’impatto immediato di fattori volatili, il secondo è usato come riferimento per valutare la persistenza dell’inflazione e le possibili mosse della Fed.

Componenti volatili e misure aggiuntive

Tra le voci più dinamiche si segnalano l’energia, salita dello 0,6% su base mensile, e i carburanti: la benzina è aumentata dello 0,8% mensile pur risultando in calo del 5,6% rispetto a un anno fa. Esistono anche misure come il CPI supercore, che isolano servizi sensibili ai tassi, utili per interpretare la pressione sui salari e sui servizi legati all’abitazione.

Il peso dei prezzi alimentari e delle categorie sensibili

I prezzi del cibo continuano a salire: il comparto è cresciuto dello 0,4% nel mese e del 3,1% su base annua. La distinzione tra food at home (+0,4% mese, +2,4% anno) e food away from home (+0,3% mese, +3,9% anno) mette in luce diversi canali di pressione sui budget familiari, con le spese per la spesa domestica che risultano particolarmente rilevanti per i redditi più bassi.

Prodotti specifici

Alcune categorie alimentari mostrano andamenti divergenti: carni, pollame e pesce sono saliti dello 0,2% mensile e del 6,8% annuo, con il manzo e vitello che registrano un aumento mensile dell’1,5% e del 14,4% su base annua. Al contrario le uova continuano a calare, –3,8% mensile e –42,1% su base annua, in parte per il recupero da shock sanitari precedenti; frutta e verdura sono aumentate dell’1,4% mensile.

Implicazioni per la politica monetaria e i mercati

Dal punto di vista della banca centrale, la lettura di febbraio consolida l’idea che l’inflazione sia ancora sopra l’obiettivo del 2%. Il mercato valuta con alta probabilità che la Federal Reserve manterrà fermi i tassi: la probabilità che il tasso di riferimento resti nella forchetta 3,5%-3,75% è salita intorno al 99,3%, e la Fed terrà la sua prossima riunione politica il March 17-18.

Analisti osservano che, nonostante alcune letture favorevoli in passato, l’instabilità sul fronte energetico e i Rischi geopolitici possono tradursi in pressioni rialziste sui prezzi e indurre la banca centrale a maggiore prudenza nel valutare tagli dei tassi. La combinazione di shelter stabile, servizi in aumento e rincari alimentari crea uno scenario in cui la discesa dell’inflazione verso il target potrebbe risultare lenta.

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