Il Documento di finanza pubblica 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri, ha acceso un campanello d’allarme tra le associazioni d’impresa.
Il comunicato di Confartigianato del 22 Aprile 2026 mette in evidenza una revisione al ribasso delle attese di crescita in un contesto internazionale caratterizzato da forte instabilità. Secondo il presidente Marco Granelli, la recente escalation dei prezzi energetici legata alle tensioni nel Golfo e allo Stretto di Hormuz sta avendo un effetto immediato sulla ripresa industriale: si tratta, nelle parole dell’associazione, di un’interruzione brusca che rischia di frenare investimenti e produzione.
Le rilevazioni nei mesi recenti mostrano aumenti significativi: nella media di marzo e aprile il prezzo del gas è salito del 41,7% rispetto a febbraio, l’energia elettrica all’ingrosso è aumentata del 17,7% e il prezzo industriale del gasolio ha registrato un’impennata del 74,6% rispetto a fine febbraio. Queste variazioni si traducono in un aumento dei costi per l’autotrasporto e per l’intero sistema produttivo, aggravando una situazione in cui molte imprese non hanno ancora assorbito gli effetti della crisi del 2026. Inoltre, i dati evidenziano che nel 2026 i prezzi retail di elettricità e gas restano superiori del 45,5% rispetto al 2026, mentre il costo del credito rimane elevato.
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Perché la situazione preoccupa le imprese
Le imprese, specie le piccole e medie, si trovano a fronteggiare una doppia pressione: da un lato l’aumento delle bollette e dei carburanti incide sui margini operativi, dall’altro il contesto macroeconomico riduce gli spazi di manovra. Confartigianato sottolinea che senza misure adeguate rischia di venir meno la capacità di competere, con effetti negativi su investimenti e occupazione. In questo quadro, la capacità di mantenere il potere d’acquisto delle famiglie diventa un fattore centrale per sostenere la domanda interna e preservare la domanda di beni e servizi prodotti dalle imprese.
Effetti settoriali e sulle catene produttive
L’aumento dei costi energetici impatta in modo diverso sui vari settori: il trasporto merci, l’industria manifatturiera e le attività ad alta intensità energetica sono le più esposte. L’incremento del prezzo del gasolio si traduce direttamente in maggiori spese per l’autotrasporto, con ricadute sui prezzi finali e sulla competitività dei prodotti italiani. Allo stesso tempo, la volatilità delle materie prime rende più difficile programmare investimenti e contratti a medio termine, aumentando il rischio per le filiere corte e per le PMI che operano con margini contenuti.
Le richieste di Confartigianato: equilibrio tra disciplina e crescita
Di fronte a questi scenari, Confartigianato chiede interventi incisivi per contenere i costi dell’energia e delle materie prime, ribadendo che non sia sufficiente una sola risposta nazionale. L’associazione sollecita un’azione coordinata a livello europeo e una maggiore flessibilità delle regole di bilancio per affrontare questa fase straordinaria. Sul piano interno, viene chiesto al Governo di concentrare le risorse su misure capaci di tutelare il potere d’acquisto delle famiglie e di rafforzare la competitività delle imprese, dando priorità a interventi mirati piuttosto che a spese generalizzate.
Priorità operative e governance
Con margini finanziari ridotti, Confartigianato indica come strategico il miglioramento del contesto amministrativo e istituzionale: accelerare verso uno Stato semplice, snellire la burocrazia e ridurre oneri che ostacolano l’attività d’impresa. L’associazione chiede inoltre l’apertura di un confronto strutturato con le parti sociali per calibrare le misure e verificare l’efficacia dei provvedimenti. In un equilibrio tra disciplina fiscale e crescita, le piccole imprese richiedono strumenti concreti per mantenere la competitività del sistema produttivo nazionale.
Conclusioni e prospettive
Confartigianato accoglie con attenzione gli orientamenti annunciati dall’Esecutivo, ma ribadisce la necessità di valutazioni puntuali sulle misure che saranno adottate. L’associazione insiste sulla centralità di un dialogo costante tra istituzioni e rappresentanze delle imprese per garantire che le scelte di politica economica sostengano la ripresa senza compromettere la stabilità fiscale. Come osserva l’associazione, senza sviluppo è difficile costruire stabilità: servono quindi strumenti efficaci, sia a livello nazionale sia europeo, per proteggere le imprese e preservare la competitività del sistema produttivo.

