Durante un intervento alla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (CNA), la presidente del Consiglio ha annunciato l’invio di una lettera a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. L’obiettivo è spingere l’Unione europea a riconoscere che l’inflazione reale, quando supera le previsioni di bilancio, genera pressioni su voci importanti come le pensioni e l’assegno unico. La ministra ha inoltre richiesto una maggiore flessibilità per far fronte alla crisi energetica che colpisce famiglie e imprese.
Lettera di Meloni a von der Leyen: richieste su inflazione e spesa pubblica
Nel testo, la premier sottolinea che la differenza tra inflazione programmata e inflazione effettiva rappresenta un fattore rilevante per la valutazione della sostenibilità del debito pubblico. Quando i prezzi aumentano più del previsto, i costi di alcune prestazioni obbligatorie si gonfiano automaticamente, senza che vi sia una decisione discrezionale del governo. Pensioni e assegno unico sono gli esempi citati, poiché il loro adeguamento è legato direttamente all’indice dei prezzi al consumo.
Impatto dell’inflazione su pensioni e assegno unico
Secondo i dati allegati nella comunicazione, la quota di spesa pubblica direttamente colpita da un’inflazione superiore alle previsioni equivale al 20,4 % del PIL. Un ulteriore 12 % del PIL sarà influenzato già dal 2027, a causa di altre voci indicizzate. L’Italia sostiene che, in un contesto di regole comunitarie che fissano un tetto nominale alla spesa, questi aumenti dovrebbero essere esclusi dal calcolo della spesa netta per evitare penalizzazioni ingiuste.
Domanda di flessibilità energetica in un contesto di crisi
Parallelamente, il governo ha chiesto che l’UE conceda margini aggiuntivi per contrastare la crisi energetica derivante da riduzioni delle forniture russe e da tensioni nelle rotte del Golfo Persico. La carenza di gas e petrolio ha spinto i Paesi a diversificare le fonti, ma i costi di approvvigionamento, trasporto e assicurazione sono rimasti elevati, gravando sui bilanci nazionali. Meloni sostiene che l’attuale quadro di flessibilità della Commissione, seppur esistente, non è sufficiente per fare fronte agli aumenti di spesa legati al caro energia.
Risposte e strumenti già esistenti della Commissione
Il portavoce della Commissione, Paula Pinho, ha ricordato che è già stata concessa una maggiore flessibilità agli Stati membri, in particolare attraverso la cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale attualmente estesa al settore energetico e alla difesa. Tuttavia, ha precisato che la lettera di Roma non era ancora pervenuta al momento delle dichiarazioni, lasciando aperta la possibilità di ulteriori negoziazioni. Il portavoce Balazs Udjvari ha inoltre ribadito che l’utilizzo di entrate fiscali aggiuntive generate dall’inflazione, come l’IVA più alta, è considerato una variazione discrezionale delle entrate e non può essere impiegato per misure compensative senza un adeguato margine di manovra previsto dal patto di stabilità.
La risposta dell’Unione, attesa nei prossimi giorni, sarà determinante per la sostenibilità dei conti pubblici italiani e per la capacità di mantenere gli interventi sociali promessi dal governo.



