Nel 2026 i rendimenti dei titoli sovrani hanno ricominciato a toccare quote che non si vedevano da venti anni nei Paesi sviluppati e da tre decenni in Giappone. Il decennale statunitense si aggira intorno al 5,3%, quello tedesco al 3,6%, quello francese al 5,0% e quello giapponese al 3,1%, valori superiori di 300-500 punti base rispetto ai minimi di recente emergenza.
Il movimento è partito nel 2022, quando l’ondata inflazionistica ha forzato le banche centrali a rincrescere rapidamente i tassi di riferimento. I titoli a lungo termine hanno seguito la stessa traiettoria, culminando nei picchi autunnali del 2023, per poi calare di poco. Nel 2026 i massimi attuali superano di gran lunga quei picchi, segnando una vera normalizzazione dei mercati obbligazionari.
Ritorno dei rendimenti obbligazionari ai massimi storici
I dati di fine ottobre mostrano che i tassi dei decennali hanno risalito di oltre tre punti percentuali rispetto ai valori record del 2020. Negli Stati Uniti il 10-anno è a 5,3%, in Germania al 3,6% e in Francia al 5,0%. Queste cifre rappresentano più della metà dei picchi osservati durante le crisi degli anni 2000-2008, indicando una rigenerazione del mercato obbligazionario che offre premi più sostanziosi rispetto al periodo di tassi quasi nulli.
Una inflazione più contenuta ma ancora sopra il 3%
Il contesto inflazionistico è relativamente rassicurante: nei grandi centri economici l’incremento dei prezzi si aggira intorno al 3%, con lievi variazioni al di sopra di tale soglia. Le previsioni indicano una stabilizzazione, se non una moderata flessione, nei prossimi trimestri. Al netto dell’inflazione, i rendimenti reali sono tornati a valori positivi: le obbligazioni statunitensi indicizzate all’inflazione garantiscono circa il 2,7% annuo su dieci anni, un livello non visto dal 2008.
Pressioni sulle finanze pubbliche e premio a termine
Il fattore più preoccupante resta la sostenibilità del debito pubblico. Molti paesi sviluppati presentano deficit di bilancio che, se prolungati, non sarebbero sostenibili nel lungo periodo. Tuttavia, a breve termine la qualità creditizia di quasi tutti gli Stati—eccetto la Francia, attualmente sotto scrutinio—rimane intatta. Il premio a termine sul decennale USA ha raggiunto l’1,4%, valore storico che rende più equilibrata la differenza tra prestiti a breve e a lungo termine, rispetto ai livelli quasi nulli del decennio precedente.
Il ruolo della Banca dei Regolamenti Internazionali
Studi della BRI confermano che il ritorno dei rendimenti più alti è dovuto a una normalizzazione dei mercati, non a un brusco deterioramento dei fondamentali macroeconomici. Questo indica che il rischio associato alle obbligazioni è ora adeguatamente compensato, rendendo il mercato più trasparente per gli investitori.
Ripercussioni sugli investimenti azionari
Il ri-emersione di rendimenti obbligazionari più elevati riduce il divario rispetto ai rendimenti azionari. Le previsioni per gli utili dell’S&P 500 si attestano intorno al 5%, quasi pari al tasso dei decennali statunitensi. Il maggior livello di certezza offerto dalle obbligazioni a lungo termine contrasta l’incertezza tipica dei ritorni azionari, limitando l’attrattiva di quest’ultime. Nonostante ciò, il mercato azionario non è destinato a una perfetta regressione; tuttavia, la crescita dei titoli potrebbe rallentare, anche in presenza di innovazioni come l’intelligenza artificiale.
Il cambiamento potrebbe ridistribuire i flussi di capitale, offrendo al contempo nuove opportunità per gli investitori attenti al rapporto rischio-rendimento.



