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21 Settembre 2026

Usare le previsioni di inflazione porta la Fed al 7-8 %

Una piccola modifica nei calcoli della regola di Taylor può far volare il tasso di interesse verso il 7‑8 %.

Usare le previsioni di inflazione porta la Fed al 7-8 %

Il Federal Reserve ha sempre tenuto d’occhio la regola di Taylor come un utile indicatore di coerenza nella fissazione dei tassi. Tuttavia, la formula classica utilizza la media quadrimestrale del PCE (Personal Consumption Expenditures) come misura dell'inflazione. In un periodo in cui quest'ultimo indice è retrospettivo e l'inflazione è in rapida crescita, questo approccio rischia di sottostimare le pressioni sui prezzi.

Sostituire la media PCE con le previsioni professionali di inflazione

Se, come suggerito il 20 settembre 2026 alle 16:43, si impiegano le previsioni degli esperti al posto della media PCE a quattro trimestri, il risultato è sorprendente: il target di tasso di interesse passa sotto una soglia compresa tra 7 %+ e 8 %+. Questo salto evidente nasce perché le previsioni includono le aspettative future, catturando l'impulso inflazionistico che la semplice osservazione storica non può cogliere. In altre parole, la regola di Taylor diventa più aggressiva quando si guarda al futuro anziché al passato.

Il ruolo delle aspettative di inflazione nel contesto geopolitico

Il contesto attuale è caratterizzato da una guerra che tiene sotto pressione i prezzi del petrolio. Finché il “capo criminale di guerra” non deciderà di riaprire lo Stretto di Hormuz, è difficile prevedere l'andamento dei prezzi energetici. Inoltre, la produzione è influenzata da quello che alcuni descrivono come “un narcisista demente” che domina le decisioni di pricing. In questa situazione, i mercati dei futures e le stime basate su dati di mercato risultano meno affidabili rispetto alle previsioni preparate da economisti professionisti.

Perché la Fed dovrebbe preferire le previsioni alle misure retrospettive

Gli addetti della Fed considerano la regola di Taylor, ma non hanno mai adottato un regime strettamente basato su di essa, poiché la regola non incorpora il mandato duale (occupazione e stabilità dei prezzi) né le possibili dislocazioni finanziarie. Nonostante ciò, la regola resta uno strumento prezioso per verificare la coerenza delle decisioni di politica monetaria. Integrare le previsioni di inflazione nel calcolo consente di allineare meglio le scelte di tasso con le aspettative reali dei soggetti economici, soprattutto quando i segnali di mercato sono distorti da volatilità estrema dei futures sul petrolio.

Tale risultato evidenzia la necessità di un approccio più anticipatorio nella politica monetaria, specialmente in periodi di incertezza geopolitica e di prezzi energetici poco prevedibili. Se la Fed volesse mantenere la credibilità e la capacità di contenere l'inflazione, dovrà tenere conto di queste previsioni per non rimanere indietro rispetto alla realtà economica in evoluzione.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.