L’ETF SPDR Bloomberg 1-3 Year US Treasury Bond è stato lanciato il 23 e da allora è quotato su diverse piazze europee, tra cui Borsa Italiana, London Stock Exchange e Bolsa Mexicana de Valores. Si tratta di un veicolo UCITS che permette agli investitori di accedere al mercato dei titoli di Stato americani a breve scadenza con la stessa semplicità delle azioni.
Come tutti gli ETF, le sue quote sono scambiate in tempo reale e il prezzo di mercato può discostarsi dal valore patrimoniale netto (NAV). Le commissioni di negoziazione e il TER dello 0,05% influiscono sui rendimenti finali, ma la struttura a basso costo lo rende attraente per chi cerca un’esposizione stabile ai Treasury USA.
Obiettivo di investimento e metodologia di replica
L’obiettivo dichiarato è quello di replicare la performance dell’indice Bloomberg U.S. 1-3 Year Treasury Bond Index, che misura il rendimento dei titoli del Tesoro statunitense con scadenza compresa tra 1 e 3 anni. L’indice esclude obbligazioni speciali, titoli TIPS e STRIPS per evitare doppi conteggi. Lo SPDR adotta una campionatura stratificata, selezionando un sottoinsieme rappresentativo di quasi 100 obbligazioni per mantenere una corrispondenza stretta con l’indice di riferimento.
Dati di mercato al 3 novembre 2026
Al 3 novembre 2026 il NAV ufficiale era di 10,08 USD, corrispondente a 9,00 EUR e 188,78 MXN. L’asset totale del fondo ammontava a 103,71 milioni di USD, distribuiti su 2.794.531 quote. Il prezzo di chiusura in euro era di 9,01, con uno spread bid/offer di 0,01 €. La performance corrente indica un rendimento del 3,38 % e un yield to maturity pari al 4,62 %.
Il duration effettiva risulta pari a 1,83 anni, con una convessità dello 0,05 %. La composizione del portafoglio è quasi interamente composta da titoli di Stato (99,75 %) con una minima quota di liquidità (0,25 %). La ladder di scadenze mostra che il 58,55 % delle posizioni cade nella fascia 1-2 anni, mentre il 41,20 % si trova tra 2 e 3 anni.
Costi, commissioni e impatto sul rendimento
Il TER fissato allo 0,05 % rappresenta una delle componenti di costo più contenute nel panorama degli ETF obbligazionari. Oltre al TER, gli investitori devono considerare le commissioni di intermediazione applicate al momento dell’acquisto o della vendita delle quote. Queste spese riducono il rendimento lordo, ma data la bassa incidenza del TER il risultato netto rimane competitivo rispetto a fondi gestiti attivamente con commissioni superiori.
Rischi principali legati all’investimento
Nonostante la profilo di volatilità ridotto rispetto alle azioni, l’ETF non è privo di pericoli. I rischi più rilevanti includono:
- Rischio di tasso d’interesse: variazioni dei tassi possono influenzare negativamente il valore dei Treasury.
- Rischio di credito dell’emittente: sebbene i titoli siano emessi dal governo degli USA, ogni deterioramento della credibilità sovrana impatta il prezzo.
- Rischio di liquidità: in condizioni di mercato stressate la vendita delle quote potrebbe avvenire a prezzi inferiori al NAV.
- Rischio di inflazione: l’inflazione erode i rendimenti reali delle obbligazioni a breve scadenza.
- Rischio di prezzo: il valore di mercato dell’ETF può oscillare attorno al NAV, talvolta scambiandosi a prezzi superiori o inferiori.
Gli investitori devono valutare attentamente questi fattori, tenendo presente che le performance passate (ad esempio il rendimento del 3,38 % attuale) non garantiscono risultati futuri.



